FORUM DI STILE LIBERO COL PRESIDENTE DI RIMATERIA VALERIO CARAMASSI

Avanti malgrado Aferpi e le opere pubbliche ferme

· Inserito in News dal territorio

PIOMBINO 27 novem­bre 2017 — Pas­sa il tem­po, non si può dire che le dif­fi­coltà e i prob­le­mi nel frat­tem­po siano scom­par­si, il pres­i­dente lavo­ra parec­chio, non demor­de e res­ta sostanzial­mente ottimista. Stile libero per la terza vol­ta ha orga­niz­za­to un forum con Vale­rio Cara­mas­si, man­ag­er di RiMa­te­ria. Sul tavo­lo foto, tabelle e dis­eg­ni che cer­cano di offrire una doc­u­men­tazione del­la trasfor­mazione che l’azienda ha in ani­mo di attuare.

Quali pas­si avan­ti? Par­ti­amo dal­la con­ces­sioni dema­niali
Oggi sono tutte di RiMa­te­ria che ha in con­ces­sione: la ex dis­car­i­ca Asiu lega­ta alla ex dis­car­i­ca Luc­chi­ni dal­la sutu­ra che in pas­sato è sta­ta defini­ta anche “Cono rovescio”, la dis­car­i­ca Luc­chi­ni ormai ter­mi­na­ta che abbi­amo acquisi­to in quan­to parte del prog­et­to di riqual­i­fi­cazione e la cosid­det­ta LI53.

Quale spe­sa per queste con­ces­sioni dema­niali?
Siamo intorno a qualche centi­naio di miglia di euro. In questo momen­to non ho dati pre­cisi in mano ma pos­so azzardare indi­can­do cir­ca 500mila euro all’anno.

Un momen­to del forum con Vale­rio Cara­mas­si

Quin­di si inizia da qui per…
Per dar vita al prog­et­to di riqual­i­fi­cazione di cui abbi­amo par­la­to nei prece­den­ti forum del feb­braio del­lo scor­so anno. Ecco (ndr: il pres­i­dente Vale­rio Cara­mas­si mostra due car­tine nelle quali sono evi­den­ziati nel­la pri­ma  lo sta­to attuale dell’area di Ischia di Cro­ciano e nel­la sec­on­da come apparirà la zona a opere con­cluse) si parte dall’anno zero che vedete in ques­ta immag­ine per arrivare qui, a prog­et­to con­clu­so tra dieci anni.

Ovvero ci rive­di­amo tra dieci anni?
Io capis­co lo scetti­cis­mo di tut­ti, però o uno rimane ai pen­sieri lunghi e pro­va a prati­car­li quo­tid­i­ana­mente o altri­men­ti buo­nan­otte. Pos­so dire che qual­cosa ho già com­in­ci­a­to a fare. Solo chi è in cat­ti­va fede, pas­san­do davan­ti alla dis­car­i­ca, non si accorge che qual­cosa è miglio­ra­to anche dal pun­to di vista dell’impatto visi­vo.

Ci siamo visti nel prece­dente forum del 2 feb­braio 2016. Da allo­ra cosa è accadu­to?
Com­in­ci­amo da Afer­pi. Stile libero si sof­fer­mò sul fat­to che non si pote­va far dipen­dere un piano indus­tri­ale da Afer­pi. In quel­la sede io risposi che appun­to non ave­va­mo nes­suna inten­zione di far dipen­dere il nos­tro piano dagli algeri­ni. Sot­to­li­neo che allo­ra erava­mo ad appe­na sette mesi dal­la fir­ma del con­trat­to tra Afer­pi e le isti­tuzioni data­to 30 giug­no 2015. Io ero arriva­to il 16 di luglio. Oggi pos­si­amo dire che il nos­tro piano non dipende da Afer­pi, anche se sarebbe ipocri­ta non riconoscere che se questo fos­se decol­la­to, visti i dati sui flus­si che abbi­amo in mano, ci tro­verem­mo in ben altra situ­azione.

L’area inter­es­sa­ta dall’attività di RiMa­te­ria

E il pas­sag­gio a Sei Toscana…
Appun­to, io sono qui dal 16 luglio 2015; quan­do sono arriva­to era­no già trascor­si tre anni dal­la deci­sione del­la Regione Toscana di accogliere le richi­este del ter­ri­to­rio per­ché la Val di Cor­nia pas­sasse all’Ato sud dei rifiu­ti, era trascor­so un anno dall’accordo sin­da­cale per il pas­sag­gio di 90 su 130 dei dipen­den­ti da Asiu a Sei Toscana, era infine trascor­so più di un anno dall’adozione del decre­to, richiesto da Asiu al min­is­tero per la mes­sa in sicurez­za per­ma­nente dell’area Li 53 di cui la stes­sa Asiu, pur otte­nen­do rispos­ta pos­i­ti­va dal min­is­tero, non ave­va su quel­la stes­sa area titoli di pos­ses­so o pro­pri­età che oggi invece ha RiMa­te­ria, tito­lare, come abbi­amo det­to, di una con­ces­sione dema­niale.

Ma il pas­sag­gio è avvenu­to?
Cer­to, dal pri­mo gen­naio 2017 l’Asiu esiste solo come azien­da in liq­uidazione, tut­to il per­son­ale è pas­sato a RiMa­te­ria.

Uno schema del­la situ­azione nelle aree in con­ces­sione a RiMa­te­ria

Con un deb­ito deriva­to da Asiu di…
Di 20,8 mil­ioni più 9 post mortem da pagare al momen­to dell’esaurimento del­la dis­car­i­ca. Ma, guar­date, non c’è solo il deb­ito, c’è anche altro. Il deb­ito lo abbi­amo ridot­to di cir­ca un ter­zo appe­na siamo rius­ci­ti ad incas­sare qual­cosa. I 9 mil­ioni del post mortem sono sta­ti superati con la Vari­ante 4 (ndr; si trat­ta del­la quar­ta varian­te alle ope­re di chiu­su­ra del­la disca­ri­ca di Ischia di Cro­ciano con la quale è sta­to chiesto alla Regione Toscana l’autorizzazione a ele­vare di sei metri la quo­ta di col­mo otte­nen­do una ulte­ri­ore capac­ità di accogliere mate­ri­ali per 280mila metri cubi)  ma anche altro abbi­amo dovu­to sostenere. Per­ché con i pri­mi incas­si abbi­amo dovu­to far fronte alle spese per ripristinare impianti trascu­rati da dieci anni. Non è sta­ta una scelta, è sta­ta una neces­sità per col­mare un buco impiantis­ti­co. Sti­amo tut­to­ra lavo­ran­do alla rete del bio­gas, alla cap­tazione delle acque. Roba che cos­ta. Aggiun­gerei anche altre situ­azioni come quel­la dell’impianto per la pro­duzione del Cdr, volu­to dal­la Regione  e dall’allora Provin­cia in un prog­et­to che dove­va coin­vol­gere in modo sin­er­gi­co anche altre realtà, che è sta­to real­iz­za­to rispet­tan­do ogni rego­la ma che in tre anni non ha prodot­to nul­la pro­prio per­ché il cir­cuito in cui dove­va essere inser­i­to non è sta­to da altri com­ple­ta­to. E una strut­tura che cos­ta e non pro­duce finisce per gravare sui bilan­ci.

Una situ­azione fal­li­menta­re?
Una situ­azione mat­u­ra­ta insp­ie­ga­bil­mente in anni di fronte alla quale abbi­amo scel­to di rea­gire impeg­nan­do­ci da subito in un prog­et­to di riqual­i­fi­cazione dell’area che abbi­amo imme­di­ata­mente con­corda­to con la Regione e la Provin­cia che allo­ra anco­ra era atti­va. Come risul­ta­to imme­di­a­to ci siamo trovati a dover met­tere mano alla richi­es­ta di autor­iz­zazioni per prog­et­ti indis­pens­abili, autor­iz­zazioni che addirit­tura non esiste­vano. Abbi­amo dovu­to imp­ie­gare tem­po per ottenere quel­lo che pen­sava­mo di avere in un mese o due se prog­et­ti e istanze fos­sero sta­ti inoltrati.

E ora come inten­di andare avan­ti?
Sec­on­do il prog­et­to pre­vis­to: ovvero, risana­men­to eco­nom­i­co, finanziario, ambi­en­tale e pae­sag­gis­ti­co. Il decre­to che ho trova­to e che autor­iz­za­va i lavori a par­tire dal­la dis­car­i­ca Asiu indi­ca­va costi per 12 mil­ioni, quel­lo che abbi­amo ottenu­to pre­sen­tan­do il nos­tro piano con­tem­pla una spe­sa di 9 mil­ioni che, tra l’altro inten­do abbat­tere di 2,5 mil­ioni uti­liz­zan­do i mate­ri­ali rici­cla­bili, ovvero imp­ie­gan­do le 240mila ton­nel­late di scorie pre­sen­ti nell’area per le opere di fon­do.

A propos­i­to di rici­clare, i risul­tati appaiono mod­esti?
Ave­vo pre­vis­to di inve­stire 1,2 mil­ioni di euro nel 2017 sul­la piattafor­ma da cui si rica­va il mate­ri­ale rici­cla­to da inserire sul mer­ca­to  e da uti­liz­zare per le opere di bonifi­ca pre­viste da Afer­pi. Non ne ho fat­to di nul­la. Non ne ho potu­to fare di nul­la. Vi ricor­do che al pri­mo gen­naio 2017 Afer­pi dove­va avere in fun­zione il suo pri­mo forno elet­tri­co che avrebbe prodot­to 300mila ton­nel­late di scorie e la stes­sa Afer­pi sarebbe sta­ta impeg­na­ta nelle boni­fiche attra­ver­so la pavi­men­tazione di aree per cui avrebbe avu­to neces­sità di rici­clare 2,5 mil­ioni di cal­ces­truz­zo da demolizioni che noi gli avrem­mo trasfor­ma­to in mis­to cemen­ta­to, un mate­ri­ale che nasce pro­prio attra­ver­so il rici­clo delle scorie e degli iner­ti. I piani indus­tri­ali sono ovvi­a­mente sogget­ti a riv­is­i­tazioni a sec­on­da delle dinamiche di con­testo e delle con­tin­gen­ze del momen­to. Questo è avvenu­to. La realtà è sem­pre inter­azione.

La zona come la ipo­tiz­za RiMa­te­ria alla fine dei lavori pre­visti nel piano dell’azienda

Per il futuro?
Per il futuro guardiamo ai 900 ettari che abbi­amo di fronte e che, da una parte sono e saran­no comunque un prob­le­ma ma dall’altra anche un’opportunità per una azien­da che ha la nos­tra mis­sione. Cer­to bisogna far­ci trovare pron­ti alle richi­este del mer­ca­to. Non trarre – è un esem­pio – memo­ria rispet­to a quel che è accadu­to per esem­pio con la Tap dove la Luc­chi­ni, che spende­va ogni anno 12–14 mil­ioni di euro per la ges­tione di rifiu­ti sen­za riferir­si a Tap, era allo stes­so tem­po conso­cia di Tap al 25 per cen­to. Bisogna che la pro­pri­età pub­bli­ca di RiMa­te­ria si ricor­di che le scelte lib­era­mente com­piute per far nascere l’azienda devono essere coer­ente­mente sostenute durante la nos­tra attiv­ità.

Par­liamo dei rifiu­ti soli­di urbani…
Bene, ne approf­it­to per ril­e­vare come spes­so si fac­cia con­fu­sione a col­le­gare il pas­sag­gio da Asiu a Sei con le dimen­sioni dell’Ato. Sono due cose diverse. Anche in assen­za del trasfer­i­men­to del servizio comunque, con la Val di Cor­nia nell’Ato sud, si sareb­bero posti i prob­le­mi legati ai flus­si che abbi­amo oggi. Ovvero i rifiu­ti sareb­bero sta­ti comunque trasportati fuori (Can­nic­ci o forse Rosig­nano). Infat­ti nel piano regionale non è pre­vista nes­suna nuo­va dis­car­i­ca per i rifiu­ti urbani a Piom­bi­no.

Ma nei doc­u­men­ti uffi­ciali di Asiu di nuo­va dis­car­i­ca per urbani si parla­va pur nel­la con­sapev­olez­za che il piano regionale non la prevedesse. Forse da parte dei diri­gen­ti di Asiu, che la dis­car­i­ca vol­e­vano, si è fat­to poco per sol­lecitare un cam­bi­a­men­to di rot­ta in Regione o forse qual­cuno sostene­va pub­bli­ca­mente una cosa ma di fat­to pun­ta­va su altro ovvero sui rifiu­ti spe­ciali.
Vor­rei obbi­ettare indi­can­do i tem­pi: Asiu nel 2012 chiese al min­is­tero un decre­to per la mes­sa in sicurez­za per­ma­nente dell’area LI53 al fine di creare una nuo­va dis­car­i­ca per i rifiu­ti urbani. In quel momen­to il piano regionale era anco­ra in fieri. Nel mag­gio del 2014 il min­is­tero emanò il decre­to nelle forme richi­este da Asiu e solo a novem­bre 2014, quin­di dopo sei mesi dal decre­to, uscì il piano regionale. Quin­di Asiu non agì in con­trasto con la Regione il cui piano nasce dopo l’ok gov­er­na­ti­vo alla nuo­va dis­car­i­ca.

Sul­la trasferen­za cosa ci dici?
Al riguar­do devo premet­tere che nel 2016, di con­cer­to con la Regione, mi sono fat­to per­sonal­mente cari­co di una pro­ro­ga di un anno, ovvero tut­to il 2017 fino al 31 dicem­bre. Sono sta­to io, per sen­so di respon­s­abil­ità e sebbene non fos­si il sogget­to dep­u­ta­to, a chiedere la pro­ro­ga, che mi è sta­ta con­ces­sa. Con la con­seguen­za che ho pure dovu­to subire le protes­ta per le male­odor­anze dei rifiu­ti, soprat­tut­to in estate. Questo pre­mes­so, devo dire che da mag­gio ogni mese invio let­tere a sin­daci, Ato e Sei per comu­ni­care che dal pri­mo gen­naio non inten­do pros­eguire.

E cosa accadra?
Non lo so. È un prob­le­ma di Sei. Siamo alla fine dell’anno e in zona un impianto autor­iz­za­to non c’è. Pun­tu­al­iz­zo che è l’Ato a riconoscere i nuovi impianti adat­ti a questo tipo di attiv­ità.

Non è che alla fine dovrai accettare una nuo­va pro­ro­ga?
Lo esclu­do e non solo per­ché non avrei neanche le autor­iz­zazioni scadute col 31 dicem­bre ma per­ché le strut­ture uti­liz­zate per la trasferen­za fan­no parte del Piano indus­tri­ale di RiMa­te­ria. Andan­do avan­ti così ne avrei anche un dan­no eco­nom­i­co per­ché l’intenzione è di trattare in quei capan­noni i rifiu­ti spe­ciali, un’attività per la quale sto chieden­do le autor­iz­zazioni. La mia idea è di real­iz­zare un impianto di trit­u­razione, con un inves­ti­men­to non grande e con due van­tag­gi: una ges­tione ottimiz­za­ta dei volu­mi in dis­car­i­ca e un mag­gior guadag­no se ho rifiu­ti in ingres­so da trattare.

I sin­daci, con un’ordinanza per ragioni di sicurez­za, potreb­bero impor­ti di con­tin­uare?
Non mi pare che ci siano le con­dizioni per adottare un atto del genere. Il prob­le­ma infat­ti non è di carat­tere ambi­en­tale ma solo eco­nom­i­co. La trasferen­za avviene solo per­ché sarebbe antieco­nom­i­co trasportare i rifiu­ti nel gros­se­tano diret­ta­mente con i pic­coli automezzi uti­liz­za­ti per la rac­col­ta.

Per questo servizio vi siete accor­dati con Sei per 23 euro a ton­nel­la­ta ma al gestore l’Ato ne riconosce solo 8,5. Non è che alla fine la dif­feren­za ven­ga car­i­ca­ta sulle bol­lette?
Non cre­do sia pos­si­bile. Bisognerebbe che l’Ato riconoscesse i 23 euro, cosa che non ha fat­to. Cre­do che il prob­le­ma sia tut­to di Sei.

Ma almeno riscuotete dal­la trasferen­za?
Dici­amo che ci sono trat­ta­tive in cor­so. Non va comunque dimen­ti­ca­to che ver­so Sei abbi­amo una sor­ta di deb­ito morale. Infat­ti al momen­to in cui il gestore ha ril­e­va­to Asiu, ci ha antic­i­pa­to 1,2 mil­ioni aven­do come garanzia il nos­tro Piano indus­tri­ale. Quel­la som­ma ci ha fat­to, molto, molto como­do.

Ci dia un po’ di cifre sul suo Piano indus­tri­ale
In ques­ta sede dob­bi­amo andare per la grossa e premet­tere che il piano andrà riv­is­to ogni anno soprat­tut­to in relazione al mer­ca­to.
Sono anco­ra in pro­ce­du­ra di evi­den­za pub­bli­ca per la ven­di­ta del sec­on­do 30%, non mi pare pru­dente pub­bli­care quelle cifre. Dici­amo che fat­to 100 i ricavi pre­visti dal piano indus­tri­ale in dieci anni, questi saran­no imp­ie­gati per 1/3 al risana­men­to finanziario e ambi­en­tale; per 1/3 a finanziare gli inves­ti­men­ti; per un ter­zo per coprire i costi di ges­tione e per il 10% alla ripar­tizione degli utili.

Non pen­si che siano sta­ti dis­at­te­si dalle ammin­is­trazioni, cioè dal­la polit­i­ca, i pun­ti prin­ci­pali con cui il Piano è sta­to pre­sen­ta­to nei Comu­ni soci. Ovvero econo­mia cir­co­lare, boni­fiche, riduzioni escav­azioni nelle cave uti­liz­zan­do mate­ri­ali rici­clati. Tan­to per chiarire sulle cave le escav­azioni non si fer­mano, sulle boni­fiche tut­to tace; non res­ta che il dato eco­nom­i­co sug­li utili da dis­tribuire.
Al di là di ciò che mi pesi o non mi pesi, sti­amo par­lan­do del des­ti­no di per­sone in carne ed ossa, io devo guardare al sodo e ril­e­vare che almeno due delle iniziali linee di busi­ness del mio Piano sono venute oggi meno. Almeno tem­po­ranea­mente. Inten­do riferir­mi ad Afer­pi per la parte delle boni­fiche e alle opere pub­bliche che sono ferme. Chiara­mente questi even­ti non ci pos­sono fer­mare. Andi­amo comunque avan­ti per­ché come det­to il Piano non è dipen­dente da Afer­pi o da altro. Ma ciò che ha carat­ter­iz­za­to il mer­ca­to non si può igno­rare. Dico che comunque res­ta l’assunto per cui ad ogni ban­do di opera pub­bli­ca dovrà cor­rispon­dere un impiego dei nos­tri mate­ri­ali rici­clati non infe­ri­ore al 40 per cen­to. In assen­za non esiterem­mo a ricor­rere al Tar. E comunque non si può non ril­e­vare come la percezione col­let­ti­va sui veri prob­le­mi risul­ta spes­so dis­tor­ta. L’esempio tipo è quel­lo dell’amianto pre­sente in quan­tità nelle fab­briche e asso­lu­ta­mente da rimuo­vere e trattare. Mai che nes­suno avver­ta ques­ta neces­sità quan­do invece gen­era scan­da­lo la pro­pos­ta di real­iz­zare un impianto da 70 mila metri cubi per l’amianto in matrice com­pat­ta. Indub­bi­a­mente sulle soluzioni che pos­sono essere buone o cat­tive c’è allarme men­tre invece sui prob­le­mi man­ca addirit­tura l’attenzione nec­es­saria. E anche questo ha un impat­to sulle nos­tre attiv­ità. In ogni caso, ripeto, i mastodon­ti­ci prob­le­mi rel­a­tivi ai flus­si di mate­ria (rici­cla­bili e smaltibili) che con­trad­dis­tin­guono i 900 ettari dell’area indus­tri­ale devono avere risposte obb­li­gate. Sarà un prob­le­ma di tem­pi, cer­ta­mente, ma da quelle soluzioni per le quali si sta attrez­zan­do RiMa­te­ria, sarà impos­si­bile smar­car­si da parte di chi­unque.

Per con­clud­ere par­laci del cal­en­dario dei lavori pre­visti mag­a­ri det­taglian­do­ci tem­pi, costi e ricavi pre­visti in con­tem­po­ranea.
Siamo anco­ra in pro­ce­du­ra di evi­den­za pub­bli­ca per la ven­di­ta del sec­on­do 30% delle azioni e, nes­suno lo nota mai, insieme al prin­ci­pio del­la trasparen­za esiste anche quel­lo del­la ris­er­vatez­za. A scivolare in ricor­si e/o in osser­vazioni rel­a­tive alla tur­ba­ti­va d’asta non è dif­fi­cile. In ogni caso pos­so dire che di fronte ad un piano indus­tri­ale decen­nale, preve­di­amo (o meglio: siamo impeg­nati a….) l’ottenimento delle autor­iz­zazioni nec­es­sarie entro il 2018; l’effettuazione dei lavori sul­la ex Luc­chi­ni e sul­la LI53 entro il 2019/primo semes­tre 2020 con annes­so rici­clo delle scorie li abban­cate; la colti­vazione del pri­mo mod­u­lo sul­la LI53 nel sec­on­do semes­tre 2020/primo semes­tre 2021. L’intero piano prevede inves­ti­men­ti per cir­ca 50 mil­ioni, la real­iz­zazione a regime di cir­ca 50 nuovi posti di lavoro diret­ti e cir­ca un centi­naio di posti indi­ret­ti per la real­iz­zazione delle opere nec­es­sarie. I ricavi e i mar­gi­ni sono quel­li descrit­ti sopra. Infine, ques­ta è la foto ad oggi. L’evoluzione di con­testo, quale che essa sia, pre­tende una preparazione dell’azienda tale da far­la trovare pronta ad offrire servizi ad un’area che neces­siterà obbli­ga­to­ri­a­mente di inter­ven­ti di bonifi­ca, demolizioni, rici­clo e smal­ti­men­to.

Una risposta a “Avanti malgrado Aferpi e le opere pubbliche ferme”

  1. Renzo Carletti says:

    Un piano assur­do che dan­neg­gerà tut­to il ter­ri­to­rio! Si decide l’ampliamento di una dis­car­i­ca, se ne riman­da per la quar­ta vol­ta la chiusura, dal con­fer­i­men­to di rifiu­ti urbani si pas­sa a rifiu­ti indus­tri­ali e si pre­sen­ta tut­to questo come una opera di “riqual­i­fi­cazione”!! Ci vuole del cor­ag­gio da parte delle ammin­is­trazioni locali a con­tin­uare a pro­pa­gan­dare un ten­ta­ti­vo malde­stro, piano RiMa­te­ria, nato per rime­di­are alla fal­li­menta­re ges­tione dei rifiu­ti e del­la dis­car­i­ca di Ischia di Cro­ciano e pre­sen­tar­lo come se fos­se un prog­et­to inno­v­a­ti­vo. Si chie­da ai cit­ta­di­ni di Col­ma­ta i dis­a­gi che stan­no suben­do, si chie­da a tut­ti quel­li che pas­sano vici­no alla dis­car­i­ca per­ché si affret­tano a chi­ud­ere il finestri­no dell’auto! Si chie­da a chi ha un min­i­mo di com­pe­ten­za nel val­utare il pae­sag­gio se quel­la mon­tagna di oltre trenta metri è un pas­so avan­ti rispet­to ai dieci che dove­va rag­giun­gere al mas­si­mo (non si dove­va nem­meno vedere dal­la stra­da)! Questo era quel­lo che gli stes­si ammin­is­tra­tori ave­vano promes­so al momen­to del­la nasci­ta del­la dis­car­i­ca, lim­i­ti cer­ti per dimen­sioni e data di chiusura!!!Ma le promesse dif­fi­cil­mente sono man­tenute. La dis­car­i­ca pog­gia su un telo prog­et­ta­to a sop­portare un peso notevol­mente infe­ri­ore. Da anni ed anni con­tin­ua ad immet­tere metano e anidride car­bon­i­ca per­ché non fun­zio­nano i nor­mali impianti di trat­ta­men­to del bio­gas pre­sen­ti in tutte le dis­cariche, ecc.… Si intende inoltre ampli­are la zona dis­car­i­ca cre­an­do un altopi­ano di rifiu­ti indus­tri­ali (che dan­no molti più prof­itti degli urbani) su un ter­reno che pri­ma era un palude, in cui il Cor­nia è strari­pa­to, vici­no al mare ed alla Cos­ta Est a vocazione turistica.…L’unico scopo perseguibile è forse rip­i­anare i deb­iti ASIU, altro che riqual­i­fi­cazione!!!

Commenta il post