IN OCCASIONE DEL 76° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI PIOMBINO

E’ questo di cui Piombino ha bisogno: audacia

· Inserito in News dal territorio
Francesco Ferrari

PIOMBINO 8 set­tem­bre 2019 — Innanz­i­tut­to ci ten­go a salutare le autorità civili, mil­i­tari e reli­giose, le forze dell’ordine e le asso­ci­azioni d’arma, dei par­ti­giani, dei reduci e dei com­bat­ten­ti che sono al mio fian­co oggi per cel­e­brare ques­ta impor­tante ricor­ren­za. La loro pre­sen­za in ques­ta sala non è soltan­to una tradizione o una for­mal­ità ma un seg­no del­la volon­tà comune di con­tin­uare a tes­ti­mo­ni­are insieme i val­ori stori­ci del patri­ot­tismo e del­la fedeltà alla Nazione.
Salu­to i rap­p­re­sen­tan­ti dell’associazionismo civile, del volon­tari­a­to e delle orga­niz­zazioni sociali ed eco­nomiche che parte­ci­pano alle cel­e­brazioni isti­tuzion­ali sem­pre con un ruo­lo deter­mi­nante, di sti­mo­lo e sup­por­to dell’attività pub­bli­ca, oltre a essere pro­mo­tori di molte inizia­tive autonome per la memo­ria.
Salu­to Mas­si­mo Gian­nelli­ni, pres­i­dente del Con­siglio comu­nale, con il quale con­di­vi­do l’onore di pre­siedere per la pri­ma vol­ta ques­ta cer­i­mo­nia.
E infine salu­to tut­ti voi che siete qui a cel­e­brare un momen­to del­la sto­ria del­la cit­tà così sen­ti­to.
Oggi cele­bri­amo innanz­i­tut­to la sto­ria. Una sto­ria costru­i­ta sulle scelte cor­ag­giose di col­oro che han­no mes­so gli inter­es­si di un grup­po davan­ti a quel­li del sin­go­lo. Una sto­ria che rac­con­ta il sac­ri­fi­cio e l’amore per una ter­ra. Una sto­ria che ha seg­na­to la cit­tà e tut­ti i suoi abi­tan­ti e che con­tin­ua a essere così viva nel­la memo­ria di Piom­bi­no da aver por­ta­to tut­ti noi qui, oggi, a cel­e­brare le ges­ta di col­oro che l’hanno scrit­ta set­tan­ta­sei anni fa.
La Battaglia di Piom­bi­no ci ricor­da cosa sig­nifi­ca essere una comu­nità: le avver­sità di quelle ore han­no uni­to per­sone di ogni estrazione, han­no cre­ato uno scu­do che ha pro­tet­to la lib­ertà dei piom­bi­ne­si e di tut­ti gli ital­iani. In quell’occasione, come disse l’allora Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Car­lo Azeglio Ciampi con­seg­nan­do alla cit­tà la medaglia d’oro al val­or mil­itare, “sol­dati e mari­nai si unirono ai cit­ta­di­ni, operai e patri­oti e impug­narono le armi a dife­sa del­la dig­nità del­la patria”. E di questo noi tut­ti dob­bi­amo essere orgogliosi: la nos­tra cit­tà ha dimostra­to forza e comu­nione d’intenti a pre­scindere dalle dif­feren­ze e dalle con­vinzioni per­son­ali. Ha saputo affrontare l’emergenza superan­do ogni divi­sione, con la sicurez­za del­la cit­tà e dei cit­ta­di­ni come uni­co obi­et­ti­vo.
Il ricor­do di questo cor­ag­gio e del sac­ri­fi­cio che ha com­por­ta­to deve guidare il lavoro di tut­ti col­oro che ammin­is­tra­no, a tut­ti i liv­el­li. Deve essere il prin­ci­pio alla base di ogni azione di gov­er­no. È su even­ti come la Battaglia di Piom­bi­no che si basa la nos­tra Repub­bli­ca, sui prin­cipi che l’hanno ispi­ra­ta che è sta­ta scrit­ta la Cos­ti­tuzione che tut­ti noi siamo chia­mati a difend­ere e pro­teggere.
La democrazia è una respon­s­abil­ità di tut­ti. Ed è anche per questo che oggi ricor­diamo questo even­to nel­la sala con­sil­iare del­la nos­tra cit­tà che è il luo­go del­la democrazia cit­tad­i­na, del con­fron­to e del dibat­ti­to, qualche vol­ta anche acce­so, sem­pre nell’ottica del bene comune.
Oggi, siamo tut­ti qui, insieme, a cel­e­brare questo tragi­co quan­to eroico avven­i­men­to, a pre­scindere dalle diver­gen­ze. Tut­ti noi, sono con­vin­to, abbi­amo nel cuore lo stes­so sen­ti­men­to per­ché non si trat­ta di diver­gen­ze politiche, la polit­i­ca non c’entra: si trat­ta di orgoglio e riconoscen­za, dell’onore che quegli uomi­ni han­no dife­so. La Battaglia di Piom­bi­no è una tes­ti­mo­ni­an­za stra­or­di­nar­ia di cor­ag­gio ed ero­is­mo, sen­ti­men­ti che tut­ti noi siamo chia­mati a tra­man­dare ai nos­tri figli e a tut­ti i gio­vani. Gli even­ti del 10 set­tem­bre del 1943 sono parte inte­grante del­la sto­ria e del­la tradizione di questo ter­ri­to­rio e devono essere preser­vati nel­la memo­ria col­let­ti­va. I nos­tri pre­de­ces­sori sono sta­ti chia­mati a difend­er­ci e l’unico modo per far sì che non ve ne sia più la neces­sità è man­tenere vivo il ricor­do dei sac­ri­fi­ci che han­no dovu­to affrontare. È un peri­o­do che per­cepi­amo, for­tu­nata­mente, lon­tano dal­lo sce­nario sociale attuale anche se in realtà non sono pas­sati poi così tan­ti anni. La nos­tra Italia è rius­ci­ta a ricostru­ir­si in pochi decen­ni sulle ceneri di quegli avven­i­men­ti e così ha fat­to Piom­bi­no.
Cre­do che questo sia il più sin­cero ringrazi­a­men­to che avrem­mo potu­to riv­ol­gere a chi ha com­bat­tuto quel­la battaglia: l’impegno prodi­ga­to nel ricostru­ire una soci­età di cui sareb­bero andati fieri. I tes­ti­moni di tut­to questo, però, ci stan­no lenta­mente las­cian­do ed è una respon­s­abil­ità di tut­ti far sì che nul­la sia dimen­ti­ca­to. È nos­tro com­pi­to tra­man­dare i val­ori che han­no ispi­ra­to chi ha com­bat­tuto per noi tut­ti. È nos­tro com­pi­to far sì che l’eroismo non sia sta­to inutile. Dob­bi­amo diventare tut­ti tes­ti­moni, por­tav­oce di quel sen­ti­men­to di apparte­nen­za, attac­ca­men­to e pro­tezione. Dob­bi­amo tenere vici­no quel ricor­do e las­cia­re che ci gui­di nelle nos­tre scelte, soprat­tut­to come ammin­is­tra­tori. Per questo sono così orgoglioso di parte­ci­pare come sin­da­co, oggi per la pri­ma vol­ta. Rap­p­re­sen­to una cit­tà la cui auda­cia è sta­ta riconosci­u­ta uffi­cial­mente con il con­fer­i­men­to del­la Medaglia d’oro al val­or mil­itare, la più alta onori­f­i­cen­za cui potesse aspi­rare, che è lì, aff­is­sa al gon­falone, a eter­na memo­ria di quegli avven­i­men­ti. Cre­do fer­ma­mente che sia pro­prio questo di cui Piom­bi­no ha bisog­no: auda­cia. Per scar­dinare sche­mi cos­ti­tu­iti che non sem­pre difendono gli inter­es­si dei molti, per com­piere scelte tal­vol­ta sco­mode ma nec­es­sarie al bene dei cit­ta­di­ni. Auda­cia per far valere le pro­prie posizioni con chi non si cura degli inter­es­si col­let­tivi ma anche per accogliere le istanze di chi non la pen­sa allo stes­so modo. Per­ché anche per dare spazio al dial­o­go ci vuole auda­cia, che poi è cor­ag­gio. Il cor­ag­gio di met­ter­si in dis­cus­sione, di cam­biare idea quan­do nec­es­sario. Il cor­ag­gio di difend­ere Piom­bi­no come han­no fat­to quegli uomi­ni il 10 set­tem­bre 1943.
Tut­to questo, mi ripeto, deve sem­pre essere guida­to da quei val­ori che han­no ispi­ra­to chi quel giorno ha mes­so in gio­co la sua vita per far sì che noi potes­si­mo vivere la nos­tra. Siamo cus­to­di di un capi­to­lo cru­ciale del­la sto­ria del­la cit­tà e di tut­ta la Nazione e dob­bi­amo vivere questo ruo­lo con grande sen­so di respon­s­abil­ità.
È un’eredità preziosa che non deve rimanere tale: deve esser­ci d’ispirazione, ogni giorno. Il nos­tro com­pi­to deve andare ben oltre la pur dovu­ta cel­e­brazione, deve andare oltre la rit­u­al­ità che è seg­no di riconoscen­za. Non può bastare. La memo­ria del 10 set­tem­bre ci impone di col­lab­o­rare, cias­cuno nel pro­prio ruo­lo, sia questo isti­tuzionale o no, per man­tenere quel sen­so di apparte­nen­za, quel­la coe­sione, che ha por­ta­to i nos­tri uomi­ni a a con­di­videre gli obi­et­tivi.
Rin­no­vo quin­di il mio impeg­no come sin­da­co, insieme alla mia Giun­ta, a portare alto il tes­ti­mone del­la nos­tra sto­ria per ricor­dare, a noi stes­si pri­ma di chi­unque altro, che la memo­ria non si ali­men­ta con la retor­i­ca, richiede capac­ità di azione. Serve anche a questo la cel­e­brazione odier­na, una cel­e­brazione che non è di una parte polit­i­ca ma di un’intera comu­nità. Dob­bi­amo rac­cogliere l’eredità che ci è sta­ta affi­da­ta e con­tin­uare a far­la vivere, per costru­ire su questo nos­tro pat­ri­mo­nio iden­ti­tario il futuro del­la nos­tra cit­tà.

3 risposte a “E’ questo di cui Piombino ha bisogno: audacia”

  1. Luciano Peisih says:

    6716 bat­tute, 1061 parole, 35 frasi sen­za mai nom­inare le parole fas­cis­mo o dit­tatu­ra.
    Com­pli­men­ti per l’esercizio retori­co.

  2. Giuseppe Ragazzini says:

    Ma come fa uno di FdI a com­mem­o­rare la cosid­det­ta battaglia di Piom­bi­no, che non provocò vit­time e si con­cluse con l’occupazione del­la cit­tà da parte dei cam­erati tedeschi, inven­ta­ta a pos­te­ri­ori dai comu­nisti?

    • Infat­ti la battaglia di Piom­bi­no è una bufala, sai cosa gliene fre­ga­va ai tedeschi che ave­vano ora­mai cit­tà com­ple­ta­mente dis­trutte in patria!!! Oltre­tut­to, pri­ma che la guer­ra fos­se per­sa era­no tut­ti fascisti, poi i soli­ti volt­agab­bana.

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