VARIE FORME DI CASSA INTEGRAZIONE IN 41 AZIENDE DAL 2012 AD OGGI

Imprese e lavoro, la normalità dell’ammortizzatore

PIOMBINO 10 novem­bre 2017 — Men­tre le politiche di rein­dus­tri­al­iz­zazione e gli stru­men­ti a questo scopo pre­visti nei tan­ti accor­di di pro­gram­ma fir­mati dalle isti­tuzioni nazion­ali, region­ali e locali e per ulti­mo anche dal pres­i­dente di Cevi­tal, Issad Rebrab, sono affon­dati nel nul­la e lo stes­so piano indus­tri­ale di Afer­pi è mor­to, non si capisce anco­ra bene cosa suc­ced­erà tra risoluzione del con­trat­to di ven­di­ta del­la ex Luc­chi­ni, apparizioni e sparizioni di impren­di­tori, finanzi­a­tori e inter­me­di­ari di ogni parte del mon­do, lavori mai par­ti­ti e sol­di mai arrivati.
Ciononos­tante l’atteggiamento dei respon­s­abili politi­ci ed isti­tuzion­ali è quel­lo di sem­pre: aspettare il mes­sia re e sal­va­tore riso­lu­tore dei prob­le­mi. Poco impor­ta che già ripetu­ta­mente si sia man­i­fes­ta­to e che pun­tual­mente si sia dimostra­to né re né sal­va­tore e che la sto­ria di questi ulti­mi anni dimostri che sen­za un’autonoma capac­ità di elab­o­razione, di prog­et­tazione e di inizia­ti­va le soluzioni ai prob­le­mi del­la Val di Cor­nia non ver­ran­no cer­to dall’esterno.
Qui­eta non movere, tan­to ci sono gli ammor­tiz­za­tori sociali.
Ecco, ques­ta sem­bra essere la strate­gia fon­da­men­tale e poco impor­ta che sig­ni­fichi assis­ten­za solo per alcu­ni e tut­ti gli altri las­ciati in balia di non si  sa bene che cosa.
In realtà non è nem­meno una strate­gia, è sem­plice­mente la realtà di una zona che non ha volu­to impara­re niente da sto­rie analoghe già suc­cesse altrove, là dove gli ammor­tiz­za­tori sociali stac­cati da reali inizia­tive di svilup­po sono diven­tati non la tran­sizione, come avreb­bero  dovu­to essere, ma la con­sue­tu­dine lun­ga di anni fat­ta di uno sfon­do  di red­di­ti medi bassi ma in dimin­uzione e di dis­eguaglianze sociali in aumen­to.

Anche sen­za affrontare il tema, che pur tut­tavia pri­ma o poi dovrà essere affronta­to vista l’esperienza ital­iana pluri­en­nale, se gli ammor­tiz­za­tori sociali sono uno stru­men­to adegua­to di politiche per il lavoro o deb­bano essere sos­ti­tu­iti da mis­ure attive che pon­gono al cen­tro la per­sona e che le offrono stru­men­ti, aiu­ti, oppor­tu­nità per ricol­lo­car­si nel lavoro anche quan­do l’ha per­so, la let­tura delle tabelle sul­la cas­sa inte­grazione guadag­ni stra­or­di­nar­ia (CIGS) con­ces­sa dal min­is­tero del lavoro e delle politiche sociali a imp­rese che han­no oper­a­to e/o oper­a­no in Val di Cor­nia dal 2014 ad oggi è molto istrut­ti­va. Anche per­ché aiu­ta a capire ciò che davvero è suc­ces­so in Val di Cor­nia non solo dal pun­to di vista del lavoro dipen­dente ma anche di quel­lo d’impresa.
Dal 2014 ad oggi negli elenchi  dei decreti ema­nati per l’autorizzazione del­la CIGS com­paiono  36 aziende: Acli Labor, Afer­pi, Arcelor­mit­tal, Ban­co Met­al­li Ital­iano, Bertoc­ci, Emisider, Fedelpol, Dalpex, Bicomet,  Cave Campiglia, Cm.Ti, Com­pag­nia por­tu­ali, Cooplat, Deca impianti, Dico, Edi­son, Elet­tra pro­duzione, Elior ris­torazione, Fer­rari, Harsco met­als Italia, Iosa, Luc­chi­ni ammin­is­trazione stra­or­di­nar­ia, Luc­chi­ni servizi ammin­is­trazione stra­or­di­nar­ia, Manuten­zione mon­tag­gi mec­ca­ni­ci, Pel­le­gri­ni, Piom­bi­no logis­tics, Pmi Piom­bi­no, Redi, S.M.E. ser­vice, Serenis­si­ma ris­torazione, Sir­ti, Sodexo Italia, Sol, Stru­men­tazione elet­trotec­ni­ca indus­tri­ale, Trail­er, Uni­calce, Uni­coop tir­reno.
Alcune sono le gran­di indus­trie con la loro sto­ria, altre  le imp­rese dell’indotto o comunque alle gran­di indus­trie stret­ta­mente legate, altre invece, di non pic­co­la entità, oper­an­ti in set­tori ben diver­si. Come si vede ne sono inter­es­sate le mag­giori attiv­ità pro­dut­tive del­la zona non escluse quelle che oper­a­no nel set­tore delle cave, del­la logis­ti­ca ed anche nelle grande dis­tribuzione, tutte di pluri­en­nale inse­di­a­men­to.
Ciò che colpisce è la con­ti­nu­ità: prati­ca­mente a par­tire dal 2014 (ma si potrebbe risalire anche agli anni prece­den­ti) l’intervento del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia è con­tin­u­a­to sen­za soluzione di con­ti­nu­ità per tutte le aziende. Ve ne sono poi alcune che spariscono il che sig­nifi­ca non che han­no super­a­to le loro crisi ma che han­no ces­sato ogni attiv­ità o sono fuo­rius­cite dal­la zona di Piom­bi­no.
Nei decreti non sono rin­trac­cia­bili le entità numeriche dei lavo­ra­tori inter­es­sati ma cer­ta­mente si aggi­ra­no com­p­lessi­va­mente in migli­a­ia di unità e par­ti­co­lar­mente per le aziende ces­sate o fuo­rius­cite nelle centi­na­ia.

Il prob­le­ma che si pone, ma che in realtà nes­suno ha il cor­ag­gio di porre, è se è gius­ti­fi­ca­to che un esbor­so finanziario pub­bli­co (è noto che la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia è paga­ta qua­si com­ple­ta­mente dal­la fis­cal­ità gen­erale, cioè da tut­ti i cit­ta­di­ni attra­ver­so il pre­lie­vo fis­cale), nato e con­cepi­to come inter­ven­to stra­or­di­nario per aiutare tem­po­ranea­mente un’impresa in dif­fi­coltà ma impeg­na­ta in un  lavoro di ristrut­turazione e rilan­cio pro­dut­ti­vo, pos­sa diventare di fat­to da un lato un sosteg­no ordi­nario alla stes­sa impre­sa a pre­scindere da ristrut­turazione e rilan­cio e dall’altro un inter­ven­to di sus­sis­ten­za ed assis­ten­za ai lavo­ra­tori. Evi­den­te­mente, nonos­tante le tante dis­cus­sioni lunghe ormai decine di anni ed anche le volon­tà espresse, ma solo espresse e non attuate ancorché molto pro­pa­gan­date  nel jobs act, il mod­el­lo è rimas­to, e prob­a­bil­mente rimar­rà anche nel futuro, quel­lo delle politiche pas­sive, cioè delle politiche assis­ten­ziali. Siamo di fronte all’ennesima sep­a­razione tra teo­ria e prat­i­ca o, se si vuole, tra realtà pro­pa­gan­da­ta e realtà effet­ti­va. Da un lato nel sito del min­is­tero del lavoro si può leg­gere, a com­men­to del­la legge, che il mod­el­lo di flex­i­cu­ri­ty inau­gu­ra­to dal jobs act si basa su un equi­lib­rio tra le politiche pas­sive di sosteg­no al red­di­to e le politiche attive e che queste ultime favoriscono l’effettiva ricol­lo­cazione del lavo­ra­tore, tramite per­cor­si per­son­al­iz­za­ti e utili all’acquisizione di nuove com­pe­ten­ze e che attra­ver­so i servizi per l’impiego tut­ti i cit­ta­di­ni potran­no accedere ad attiv­ità di  ori­en­ta­men­to, ausilio, avvi­a­men­to alla for­mazione e accom­pa­g­na­men­to al lavoro. Dall’altro le realtà non pro­prio pos­i­tive del fun­zion­a­men­to dei cen­tri per l’impiego e dell’utilizzazione var­ie­ga­ta del­la cas­sa inte­grazione.
E che il mod­el­lo sia sem­pre lo stes­so  fa fede e tes­ti­mo­ni­an­za, ad ulte­ri­ore esem­pio, la sto­ria toscana dell’ asseg­no di ricol­lo­cazione. La Regione ha recen­tis­si­ma­mente chiu­so l’esperienza, inizia­ta il 9 mag­gio 2017, del finanzi­a­men­to dei vouch­er for­ma­tivi di ricol­lo­cazione ed indi­vid­u­ali e dell’erogazione dell’assegno per l’assistenza alla ricol­lo­cazione, dopo che ben pochi asseg­ni era­no sta­ti richi­esti e ben pochi asseg­nati in questi mesi. Eppure la misura, inseri­ta pro­prio nel jobs act, era di un cer­to inter­esse per­ché, come dice­va lo stes­so avvi­so emana­to dal­la Regione, «si intende sostenere l’accesso a politiche attive di sogget­ti dis­oc­cu­pati preve­den­do l’assegnazione, su richi­es­ta dei cit­ta­di­ni in pos­ses­so di speci­fi­ci req­ui­si­ti, di un con­trib­u­to pub­bli­co (vouch­er) final­iz­za­to a pro­muo­vere, tramite il rim­bor­so totale o parziale delle spese di iscrizione al cor­so, l’accesso a per­cor­si for­ma­tivi per l’accrescimento delle com­pe­ten­ze pro­fes­sion­ali, ed un servizio di tutor­ag­gio e assis­ten­za alla ricer­ca inten­si­va di una nuo­va occu­pazione (asseg­no per l’assistenza alla ricol­lo­cazione) che met­ta a val­ore l’intervento finanzi­a­to medi­ante il vouch­er». Come abbi­amo det­to poche le richi­este, pochi gli asseg­ni ero­gati, pochissime le agen­zie per il lavoro inter­es­sate. In fin dei con­ti il moti­vo è molto sem­plice: non si può con­tem­po­ranea­mente con­tin­uare per anni l’assistenza sicu­ra degli ammor­tiz­za­tori e con­tem­po­ranea­mente pre­tendere di portare avan­ti politiche attive che richiedono se non altro un mag­giore impeg­no ed anche più ris­chio per rag­giun­gere il risul­ta­to di un nuo­vo lavoro. Per non par­lare delle strut­ture, i cen­tri per l’impiego, che dovreb­bero aiutare lun­go il per­cor­so e non sono cer­to viste né con­sid­er­ate par­ti­co­lar­mente effi­ci­en­ti.
E dunque, non pos­si­amo non dir­lo, è sta­ta la stes­sa Regione e più in gen­erale le nazion­ali politiche del lavoro che ne han­no dec­re­ta­to il fal­li­men­to sposan­do la tesi meno impeg­na­ti­va degli ammor­tiz­za­tori sociali.

L’ inte­grazione del red­di­to del lavoro dipen­dente in Val di Cor­nia è sta­ta molto uti­liz­za­ta in diver­si con­testi, tal­vol­ta inter­se­can­tisi, che van­no dal­la crisi azien­dale alla ristrut­turazione azien­dale, dai con­trat­ti di sol­i­da­ri­età all’amministrazione stra­or­di­nar­ia, al con­corda­to pre­ven­ti­vo. Sta sot­to l’unica dizione di cas­sa inte­grazione guadag­ni stra­or­di­nar­ia anche se in essa esistono con­tem­po­ranea­mente forme diverse che pos­sono aumentare o diminuire quan­ti­ta­ti­va­mente l’integrazione del red­di­to, in altre parole ciò che conc­re­ta­mente arri­va al sin­go­lo lavo­ra­tore. Una cosa sono i para­metri attra­ver­so cui si cal­co­la la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia tradizionale, altri quel­li usati in caso di con­trat­ti di sol­i­da­ri­età. Il caso più abnorme cui si è arrivati è quel­lo dell’ ammor­tiz­za­tore di cui godono i dipen­den­ti di Afer­pi e Piom­bi­no Logis­tics dal luglio 2017 che, pur essendo una for­ma di cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia, garan­tisce l’entità finanziaria che scat­terebbe nel caso di con­trat­to di sol­i­da­ri­età.
Dif­fi­cile cal­co­lare l’esborso com­p­lessi­vo del­lo Sta­to (è questo, insieme ai numeri delle ore autor­iz­zate ed uti­liz­zate e dei lavo­ra­tori inter­es­sati, un dato che invece dovrebbe essere mes­so a dis­po­sizione delle autorità pub­bliche, loro stesse lo dovreb­bero pre­tendere, impeg­nate in pro­ces­si di rein­dus­tri­al­iz­zazione sen­za trin­cer­ar­si dietro un pre­sun­to dirit­to alla pri­va­cy) ma, tan­to per far capire di cosa sti­amo par­lan­do, pos­si­amo fare un cal­co­lo aggior­nan­do quel­lo che Stile libero ha pub­bli­ca­to qualche tem­po fa riguardante le aziende Luc­chi­ni in ammin­is­trazione stra­or­di­nar­ia ed Afer­pi, com­pren­den­do in queste anche il per­son­ale di Luc­chi­ni servizi in ammin­is­trazione satra­or­di­nar­ia e Piom­bi­no Logis­tics (https://www.stileliberonews.org/quanto-costano-quegli-ammortizzatori-sociali/  https://www.stileliberonews.org/scambio-non-riuscito-salari-ammortizzatori-lavoro/).
Ipo­tiz­zan­do che

dal 1° luglio 2015 fino al 31 dicem­bre 2015 sono sta­ti occu­pati in Luc­chi­ni 1.098 lavo­ra­tori che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia tradizionale ed in Afer­pi 1.080 lavo­ra­tori che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia lega­ta ai con­trat­ti di sol­i­da­ri­età,

  • dal 1° gen­naio 2016 al 1° novem­bre 2016 sono sta­ti occu­pati in Luc­chi­ni 749 lavo­ra­tori che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia tradizionale,  in Afer­pi 1.380 che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia lega­ta ai con­trat­ti di sol­i­da­ri­età,
  • dal 1° novem­bre 2016 al 1° luglio 2017 sono sta­ti occu­pati in Afer­pi 2.100 lavo­ra­tori che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia dei con­trat­ti di sol­i­da­ri­età,
  • dal 1° luglio 2017 al 1° novem­bre 2017 sono sta­ti occu­pati in Afer­pi 2.100 lavo­ra­tori che usufruiv­ano del­la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia par­i­fi­ca­ta a quel­la dei con­trat­ti di sol­i­da­ri­età anche se non lega­ta a quel tipo di con­trat­to

si arri­va alla con­clu­sione che

  • l’intervento per la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia tradizionale  cal­co­la­to medi­a­mente su  lavo­ra­tori di 5° liv­el­lo ai quali viene appli­can­do il 1° mas­si­male  è pari a 14.986.682 euro men­tre se si appli­ca il 2° mas­si­male è pari a 26.441.836 euro,
  • l’intervento per la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia dei con­trat­ti di sol­i­da­ri­età e per la cas­sa inte­grazione stra­or­di­nar­ia par­i­fi­ca­ta a quel­la dei con­trat­ti di sol­i­da­ri­età anche se non lega­ta a quel tipo di con­trat­to è pari a 65.852.236 euro,
  • in totale una vari­azione da 80.838.918 euro a 92.294.072 euro.

A queste cifre va aggiun­ta quel­la dell’integrazione regionale per i lavo­ra­tori di Afer­pi e Piom­bi­no Logis­tics che usufruiv­ano dei con­trat­ti di sol­i­da­ri­età: dal luglio 2015 ad oggi  il con­trib­u­to regionale è sta­to di 4.777.520 euro.
Com­p­lessi­va­mente una cifra non da poco, pari a quel­la di cui Issad Rebrab si è van­ta­to  in quan­to mes­sa per­sonal­mente nell’affare “siderur­gia ed altro a Piom­bi­no”.
È chiaro che i sol­di mes­si dall’algerino sareb­bero sta­ti inutili se non avessero pog­gia­to su un sosteg­no finanziario del­lo Sta­to di non poco con­to.
Non è affat­to tran­quil­liz­zante il fat­to che sono sta­ti inutili anche così, con l’ammortizzatore garan­ti­to.

Aggior­na­men­to del 4 dicem­bre 2017
Al fine di dare un quadro ancor più com­ple­to di quan­to suc­ces­so ed espos­to nell’articolo di cui sopra pub­blichi­amo anche i dati del­la Cas­sa Inte­grazione Guadag­ni Stra­or­di­nar­ia rel­a­tivi agli anni 2012 e 2013:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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