VARIE FORME DI CASSA INTEGRAZIONE IN 36 AZIENDE DAL 2014 AD OGGI

Imprese e lavoro, la normalità dell’ammortizzatore

PIOMBINO 10 novem­bre 2017 — Mentre le poli­ti­che di rein­du­stria­liz­za­zio­ne e gli stru­men­ti a que­sto sco­po pre­vi­sti nei tan­ti accor­di di pro­gram­ma fir­ma­ti dal­le isti­tu­zio­ni nazio­na­li, regio­na­li e loca­li e per ulti­mo anche dal pre­si­den­te di Cevital, Issad Rebrab, sono affon­da­ti nel nul­la e lo stes­so pia­no indu­stria­le di Aferpi è mor­to, non si capi­sce anco­ra bene cosa suc­ce­de­rà tra riso­lu­zio­ne del con­trat­to di ven­di­ta del­la ex Lucchini, appa­ri­zio­ni e spa­ri­zio­ni di impren­di­to­ri, finan­zia­to­ri e inter­me­dia­ri di ogni par­te del mon­do, lavo­ri mai par­ti­ti e sol­di mai arri­va­ti.
Ciononostante l’atteggiamento dei respon­sa­bi­li poli­ti­ci ed isti­tu­zio­na­li è quel­lo di sem­pre: aspet­ta­re il mes­sia re e sal­va­to­re riso­lu­to­re dei pro­ble­mi. Poco impor­ta che già ripe­tu­ta­men­te si sia mani­fe­sta­to e che pun­tual­men­te si sia dimo­stra­to né re né sal­va­to­re e che la sto­ria di que­sti ulti­mi anni dimo­stri che sen­za un’autonoma capa­ci­tà di ela­bo­ra­zio­ne, di pro­get­ta­zio­ne e di ini­zia­ti­va le solu­zio­ni ai pro­ble­mi del­la Val di Cornia non ver­ran­no cer­to dall’esterno.
Quieta non move­re, tan­to ci sono gli ammor­tiz­za­to­ri socia­li.
Ecco, que­sta sem­bra esse­re la stra­te­gia fon­da­men­ta­le e poco impor­ta che signi­fi­chi assi­sten­za solo per alcu­ni e tut­ti gli altri lascia­ti in balia di non si  sa bene che cosa.
In real­tà non è nem­me­no una stra­te­gia, è sem­pli­ce­men­te la real­tà di una zona che non ha volu­to impa­ra­re nien­te da sto­rie ana­lo­ghe già suc­ces­se altro­ve, là dove gli ammor­tiz­za­to­ri socia­li stac­ca­ti da rea­li ini­zia­ti­ve di svi­lup­po sono diven­ta­ti non la tran­si­zio­ne, come avreb­be­ro  dovu­to esse­re, ma la con­sue­tu­di­ne lun­ga di anni fat­ta di uno sfon­do  di red­di­ti medi bas­si ma in dimi­nu­zio­ne e di dise­gua­glian­ze socia­li in aumen­to.

Anche sen­za affron­ta­re il tema, che pur tut­ta­via pri­ma o poi dovrà esse­re affron­ta­to vista l’esperienza ita­lia­na plu­rien­na­le, se gli ammor­tiz­za­to­ri socia­li sono uno stru­men­to ade­gua­to di poli­ti­che per il lavo­ro o deb­ba­no esse­re sosti­tui­ti da misu­re atti­ve che pon­go­no al cen­tro la per­so­na e che le offro­no stru­men­ti, aiu­ti, oppor­tu­ni­tà per ricol­lo­car­si nel lavo­ro anche quan­do l’ha per­so, la let­tu­ra del­le tabel­le sul­la cas­sa inte­gra­zio­ne gua­da­gni straor­di­na­ria (CIGS) con­ces­sa dal mini­ste­ro del lavo­ro e del­le poli­ti­che socia­li a impre­se che han­no ope­ra­to e/o ope­ra­no in Val di Cornia dal 2014 ad oggi è mol­to istrut­ti­va. Anche per­ché aiu­ta a capi­re ciò che dav­ve­ro è suc­ces­so in Val di Cornia non solo dal pun­to di vista del lavo­ro dipen­den­te ma anche di quel­lo d’impresa.
Dal 2014 ad oggi negli elen­chi  dei decre­ti ema­na­ti per l’autorizzazione del­la CIGS com­pa­io­no  36 azien­de: Acli Labor, Aferpi, Arcelormittal, Banco Metalli Italiano, Bertocci, Emisider, Fedelpol, Dalpex, Bicomet,  Cave Campiglia, Cm.Ti, Compagnia por­tua­li, Cooplat, Deca impian­ti, Dico, Edison, Elettra pro­du­zio­ne, Elior risto­ra­zio­ne, Ferrari, Harsco metals Italia, Iosa, Lucchini ammi­ni­stra­zio­ne straor­di­na­ria, Lucchini ser­vi­zi ammi­ni­stra­zio­ne straor­di­na­ria, Manutenzione mon­tag­gi mec­ca­ni­ci, Pellegrini, Piombino logi­stics, Pmi Piombino, Redi, S.M.E. ser­vi­ce, Serenissima risto­ra­zio­ne, Sirti, Sodexo Italia, Sol, Strumentazione elet­tro­tec­ni­ca indu­stria­le, Trailer, Unicalce, Unicoop tir­re­no.
Alcune sono le gran­di indu­strie con la loro sto­ria, altre  le impre­se dell’indotto o comun­que alle gran­di indu­strie stret­ta­men­te lega­te, altre inve­ce, di non pic­co­la enti­tà, ope­ran­ti in set­to­ri ben diver­si. Come si vede ne sono inte­res­sa­te le mag­gio­ri atti­vi­tà pro­dut­ti­ve del­la zona non esclu­se quel­le che ope­ra­no nel set­to­re del­le cave, del­la logi­sti­ca ed anche nel­le gran­de distri­bu­zio­ne, tut­te di plu­rien­na­le inse­dia­men­to.
Ciò che col­pi­sce è la con­ti­nui­tà: pra­ti­ca­men­te a par­ti­re dal 2014 (ma si potreb­be risa­li­re anche agli anni pre­ce­den­ti) l’intervento del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria è con­ti­nua­to sen­za solu­zio­ne di con­ti­nui­tà per tut­te le azien­de. Ve ne sono poi alcu­ne che spa­ri­sco­no il che signi­fi­ca non che han­no supe­ra­to le loro cri­si ma che han­no ces­sa­to ogni atti­vi­tà o sono fuo­riu­sci­te dal­la zona di Piombino.
Nei decre­ti non sono rin­trac­cia­bi­li le enti­tà nume­ri­che dei lavo­ra­to­ri inte­res­sa­ti ma cer­ta­men­te si aggi­ra­no com­ples­si­va­men­te in miglia­ia di uni­tà e par­ti­co­lar­men­te per le azien­de ces­sa­te o fuo­riu­sci­te nel­le cen­ti­na­ia.

Il pro­ble­ma che si pone, ma che in real­tà nes­su­no ha il corag­gio di por­re, è se è giu­sti­fi­ca­to che un esbor­so finan­zia­rio pub­bli­co (è noto che la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria è paga­ta qua­si com­ple­ta­men­te dal­la fisca­li­tà gene­ra­le, cioè da tut­ti i cit­ta­di­ni attra­ver­so il pre­lie­vo fisca­le), nato e con­ce­pi­to come inter­ven­to straor­di­na­rio per aiu­ta­re tem­po­ra­nea­men­te un’impresa in dif­fi­col­tà ma impe­gna­ta in un  lavo­ro di ristrut­tu­ra­zio­ne e rilan­cio pro­dut­ti­vo, pos­sa diven­ta­re di fat­to da un lato un soste­gno ordi­na­rio alla stes­sa impre­sa a pre­scin­de­re da ristrut­tu­ra­zio­ne e rilan­cio e dall’altro un inter­ven­to di sus­si­sten­za ed assi­sten­za ai lavo­ra­to­ri. Evidentemente, nono­stan­te le tan­te discus­sio­ni lun­ghe ormai deci­ne di anni ed anche le volon­tà espres­se, ma solo espres­se e non attua­te ancor­ché mol­to pro­pa­gan­da­te  nel jobs act, il model­lo è rima­sto, e pro­ba­bil­men­te rimar­rà anche nel futu­ro, quel­lo del­le poli­ti­che pas­si­ve, cioè del­le poli­ti­che assi­sten­zia­li. Siamo di fron­te all’ennesima sepa­ra­zio­ne tra teo­ria e pra­ti­ca o, se si vuo­le, tra real­tà pro­pa­gan­da­ta e real­tà effet­ti­va. Da un lato nel sito del mini­ste­ro del lavo­ro si può leg­ge­re, a com­men­to del­la leg­ge, che il model­lo di fle­xi­cu­ri­ty inau­gu­ra­to dal jobs act si basa su un equi­li­brio tra le poli­ti­che pas­si­ve di soste­gno al red­di­to e le poli­ti­che atti­ve e che que­ste ulti­me favo­ri­sco­no l’effettiva ricol­lo­ca­zio­ne del lavo­ra­to­re, tra­mi­te per­cor­si per­so­na­liz­za­ti e uti­li all’acquisizione di nuo­ve com­pe­ten­ze e che attra­ver­so i ser­vi­zi per l’impiego tut­ti i cit­ta­di­ni potran­no acce­de­re ad atti­vi­tà di  orien­ta­men­to, ausi­lio, avvia­men­to alla for­ma­zio­ne e accom­pa­gna­men­to al lavo­ro. Dall’altro le real­tà non pro­prio posi­ti­ve del fun­zio­na­men­to dei cen­tri per l’impiego e dell’utilizzazione varie­ga­ta del­la cas­sa inte­gra­zio­ne.
E che il model­lo sia sem­pre lo stes­so  fa fede e testi­mo­nian­za, ad ulte­rio­re esem­pio, la sto­ria tosca­na dell’ asse­gno di ricol­lo­ca­zio­ne. La Regione ha recen­tis­si­ma­men­te chiu­so l’esperienza, ini­zia­ta il 9 mag­gio 2017, del finan­zia­men­to dei vou­cher for­ma­ti­vi di ricol­lo­ca­zio­ne ed indi­vi­dua­li e dell’erogazione dell’assegno per l’assistenza alla ricol­lo­ca­zio­ne, dopo che ben pochi asse­gni era­no sta­ti richie­sti e ben pochi asse­gna­ti in que­sti mesi. Eppure la misu­ra, inse­ri­ta pro­prio nel jobs act, era di un cer­to inte­res­se per­ché, come dice­va lo stes­so avvi­so ema­na­to dal­la Regione, «si inten­de soste­ne­re l’accesso a poli­ti­che atti­ve di sog­get­ti disoc­cu­pa­ti pre­ve­den­do l’assegnazione, su richie­sta dei cit­ta­di­ni in pos­ses­so di spe­ci­fi­ci requi­si­ti, di un con­tri­bu­to pub­bli­co (vou­cher) fina­liz­za­to a pro­muo­ve­re, tra­mi­te il rim­bor­so tota­le o par­zia­le del­le spe­se di iscri­zio­ne al cor­so, l’accesso a per­cor­si for­ma­ti­vi per l’accrescimento del­le com­pe­ten­ze pro­fes­sio­na­li, ed un ser­vi­zio di tuto­rag­gio e assi­sten­za alla ricer­ca inten­si­va di una nuo­va occu­pa­zio­ne (asse­gno per l’assistenza alla ricol­lo­ca­zio­ne) che met­ta a valo­re l’intervento finan­zia­to median­te il vou­cher». Come abbia­mo det­to poche le richie­ste, pochi gli asse­gni ero­ga­ti, pochis­si­me le agen­zie per il lavo­ro inte­res­sa­te. In fin dei con­ti il moti­vo è mol­to sem­pli­ce: non si può con­tem­po­ra­nea­men­te con­ti­nua­re per anni l’assistenza sicu­ra degli ammor­tiz­za­to­ri e con­tem­po­ra­nea­men­te pre­ten­de­re di por­ta­re avan­ti poli­ti­che atti­ve che richie­do­no se non altro un mag­gio­re impe­gno ed anche più rischio per rag­giun­ge­re il risul­ta­to di un nuo­vo lavo­ro. Per non par­la­re del­le strut­tu­re, i cen­tri per l’impiego, che dovreb­be­ro aiu­ta­re lun­go il per­cor­so e non sono cer­to viste né con­si­de­ra­te par­ti­co­lar­men­te effi­cien­ti.
E dun­que, non pos­sia­mo non dir­lo, è sta­ta la stes­sa Regione e più in gene­ra­le le nazio­na­li poli­ti­che del lavo­ro che ne han­no decre­ta­to il fal­li­men­to spo­san­do la tesi meno impe­gna­ti­va degli ammor­tiz­za­to­ri socia­li.

L’ inte­gra­zio­ne del red­di­to del lavo­ro dipen­den­te in Val di Cornia è sta­ta mol­to uti­liz­za­ta in diver­si con­te­sti, tal­vol­ta inter­se­can­ti­si, che van­no dal­la cri­si azien­da­le alla ristrut­tu­ra­zio­ne azien­da­le, dai con­trat­ti di soli­da­rie­tà all’amministrazione straor­di­na­ria, al con­cor­da­to pre­ven­ti­vo. Sta sot­to l’unica dizio­ne di cas­sa inte­gra­zio­ne gua­da­gni straor­di­na­ria anche se in essa esi­sto­no con­tem­po­ra­nea­men­te for­me diver­se che pos­so­no aumen­ta­re o dimi­nui­re quan­ti­ta­ti­va­men­te l’integrazione del red­di­to, in altre paro­le ciò che con­cre­ta­men­te arri­va al sin­go­lo lavo­ra­to­re. Una cosa sono i para­me­tri attra­ver­so cui si cal­co­la la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria tra­di­zio­na­le, altri quel­li usa­ti in caso di con­trat­ti di soli­da­rie­tà. Il caso più abnor­me cui si è arri­va­ti è quel­lo dell’ ammor­tiz­za­to­re di cui godo­no i dipen­den­ti di Aferpi e Piombino Logistics dal luglio 2017 che, pur essen­do una for­ma di cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria, garan­ti­sce l’entità finan­zia­ria che scat­te­reb­be nel caso di con­trat­to di soli­da­rie­tà.
Difficile cal­co­la­re l’esborso com­ples­si­vo del­lo Stato (è que­sto, insie­me ai nume­ri del­le ore auto­riz­za­te ed uti­liz­za­te e dei lavo­ra­to­ri inte­res­sa­ti, un dato che inve­ce dovreb­be esse­re mes­so a dispo­si­zio­ne del­le auto­ri­tà pub­bli­che, loro stes­se lo dovreb­be­ro pre­ten­de­re, impe­gna­te in pro­ces­si di rein­du­stria­liz­za­zio­ne sen­za trin­ce­rar­si die­tro un pre­sun­to dirit­to alla pri­va­cy) ma, tan­to per far capi­re di cosa stia­mo par­lan­do, pos­sia­mo fare un cal­co­lo aggior­nan­do quel­lo che Stile libe­ro ha pub­bli­ca­to qual­che tem­po fa riguar­dan­te le azien­de Lucchini in ammi­ni­stra­zio­ne straor­di­na­ria ed Aferpi, com­pren­den­do in que­ste anche il per­so­na­le di Lucchini ser­vi­zi in ammi­ni­stra­zio­ne satraor­di­na­ria e Piombino Logistics (https://www.stileliberonews.org/quanto-costano-quegli-ammortizzatori-sociali/  https://www.stileliberonews.org/scambio-non-riuscito-salari-ammortizzatori-lavoro/).
Ipotizzando che

dal 1° luglio 2015 fino al 31 dicem­bre 2015 sono sta­ti occu­pa­ti in Lucchini 1.098 lavo­ra­to­ri che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria tra­di­zio­na­le ed in Aferpi 1.080 lavo­ra­to­ri che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria lega­ta ai con­trat­ti di soli­da­rie­tà,

  • dal 1° gen­na­io 2016 al 1° novem­bre 2016 sono sta­ti occu­pa­ti in Lucchini 749 lavo­ra­to­ri che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria tra­di­zio­na­le,  in Aferpi 1.380 che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria lega­ta ai con­trat­ti di soli­da­rie­tà,
  • dal 1° novem­bre 2016 al 1° luglio 2017 sono sta­ti occu­pa­ti in Aferpi 2.100 lavo­ra­to­ri che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria dei con­trat­ti di soli­da­rie­tà,
  • dal 1° luglio 2017 al 1° novem­bre 2017 sono sta­ti occu­pa­ti in Aferpi 2.100 lavo­ra­to­ri che usu­frui­va­no del­la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria pari­fi­ca­ta a quel­la dei con­trat­ti di soli­da­rie­tà anche se non lega­ta a quel tipo di con­trat­to

si arri­va alla con­clu­sio­ne che

  • l’intervento per la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria tra­di­zio­na­le  cal­co­la­to media­men­te su  lavo­ra­to­ri di 5° livel­lo ai qua­li vie­ne appli­can­do il 1° mas­si­ma­le  è pari a 14.986.682 euro men­tre se si appli­ca il 2° mas­si­ma­le è pari a 26.441.836 euro,
  • l’intervento per la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria dei con­trat­ti di soli­da­rie­tà e per la cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria pari­fi­ca­ta a quel­la dei con­trat­ti di soli­da­rie­tà anche se non lega­ta a quel tipo di con­trat­to è pari a 65.852.236 euro,
  • in tota­le una varia­zio­ne da 80.838.918 euro a 92.294.072 euro.

A que­ste cifre va aggiun­ta quel­la dell’integrazione regio­na­le per i lavo­ra­to­ri di Aferpi e Piombino Logistics che usu­frui­va­no dei con­trat­ti di soli­da­rie­tà: dal luglio 2015 ad oggi  il con­tri­bu­to regio­na­le è sta­to di 4.777.520 euro.
Complessivamente una cifra non da poco, pari a quel­la di cui Issad Rebrab si è van­ta­to  in quan­to mes­sa per­so­nal­men­te nell’affare “side­rur­gia ed altro a Piombino”.
È chia­ro che i sol­di mes­si dall’algerino sareb­be­ro sta­ti inu­ti­li se non aves­se­ro pog­gia­to su un soste­gno finan­zia­rio del­lo Stato di non poco con­to.
Non è affat­to tran­quil­liz­zan­te il fat­to che sono sta­ti inu­ti­li anche così, con l’ammortizzatore garan­ti­to.

 

 

 

 

 

 

 

 

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