LA STORIA DI UN INDUSTRIALE COME LA RACCONTANO I MEDIA DEL SUO PAESE

Rebrab e Cevital: successi e scontri in terra algerina

· Inserito in Sotto la lente
Fiorenzo Bucci

PIOMBINO 15 novem­bre 2015 - In Alge­ria non riesci a trovare una sola tes­ta­ta, su car­ta o dig­i­tale, tele­vi­si­va o radio­fon­i­ca, che più volte, anzi molte volte, durante l’anno, non par­li di Issad Rebrab.
Che l’uomo sia un per­son­ag­gio, e non solo in patria, è da tem­po una con­statazione banale che non conosce con­trad­dizioni. Se Rebrab in Val di Cor­nia, ma anche in grande parte d’Italia, non ave­va alcu­na fama fino ad alcu­ni mesi fa, non così era per la grande finan­za inter­nazionale e per i media che primeg­giano nel mon­do. Non per nul­la Forbes, la pres­ti­giosa riv­ista statu­nitense di econo­mia e finan­za, lo ha clas­si­fi­ca­to, nel 2013, come uno degli otto uomi­ni più ric­chi d’Africa, il pri­mo asso­lu­to in Alge­ria.
Una for­tu­na cre­a­ta da indub­bio tal­en­to, da capac­ità di sapere uti­liz­zare le occa­sioni e gli appog­gi giusti, da una indomi­ta volon­tà di perseguire gli obbi­et­tivi.

I pri­mi anni del gio­vane berbero
Lo spumeg­giante min­istro dell’economia francese Arnaud Mon­te­bourg (non gli ha mai lesina­to ami­cizia), sec­on­do l’Espresso, ebbe a definire la strate­gia d Rebrab come “vision­ar­ia”. Sec­on­do altri osser­va­tori Rebrab è sem­plice­mente un berbero, ovvero di quel­la intre­p­i­da mino­ran­za che ha impara­to in Cabil­ia a conoscere la vastità del mare Mediter­ra­neo e l’asprezza delle mon­tagne del mas­s­ic­cio di Djur­d­ju­ra; l’apertura ver­so il mon­do e l’amore per gli esigui spazi di una ter­ra che non ha mai accetta­to di abbas­sare il capo. Lì Issad è venu­to al mon­do nel 1944 nel vil­lag­gio di Béni-Doula dove la sua famiglia era conosci­u­ta come stren­u­a­mente impeg­na­ta per l’indipendenza alge­ri­na dal­la Fran­cia. In quel­la lot­ta il padre subì carcere e tor­ture, un suo fratel­lo mag­giore perse addirit­tura la vita. Episo­di che han­no seg­na­to il carat­tere del futuro patron di Cevi­tal e che da un lato lo han­no lega­to forte­mente alla sua ter­ra e dall’altro lo han­no incor­ag­gia­to a spinger­si anche oltre i con­fi­ni seg­nati dal­la log­i­ca. Taieb Haf­si ha inti­to­la­to così la biografia che gli ha ded­i­ca­to: “Pen­sare in grande, iniziare dal pic­co­lo e andare veloce”.
Dopo una scuo­la pro­fes­sion­ale in Lore­na, Rebrab ha volu­to insis­tere negli stu­di e, superan­do pre­con­cetti reli­giosi, si è iscrit­to ad un isti­tu­to supe­ri­ore gesui­ta a Metz, lo stes­so tipo di scuo­la dove ha sped­i­to a stu­di­are i suoi cinque figli, quat­tro maschi ed una fem­mi­na che oggi sono tut­ti impeg­nati nell’impero indus­tri­ale di famiglia.

L’indipen­den­za del­l’Al­ge­ria e i gen­er­ali
Quan­do l’Algeria nel 1962 ottenne l’indipendenza Rebrab era già pas­sato dall’insegnamento di dirit­to com­mer­ciale ad Algeri all’apertura in pro­prio di uno stu­dio di com­mer­cial­ista.
Sec­on­do Mondafrique, il quo­tid­i­ano pari­giano diret­to da Nico­las Beau, com­in­ciò in quegli anni la vic­i­nan­za di Rebrab con il mon­do dei poten­ti mil­i­tari allo­ra vin­cen­ti, a com­in­cia­re dal gen­erale Mohamed Medi­ene, det­to Toufik, l’uo­mo che per 25 anni ha guida­to i servizi seg­reti algeri­ni.
Intrapren­den­za e favorevoli con­dizioni politiche ind­i­riz­zarono allo­ra il futuro patron di Cevi­tal ver­so un’attività impren­di­to­ri­ale di tipo siderur­gi­co. Così nacque Pro­filor, la sua pri­ma soci­età a cui se ne affi­an­cano altre che durante la guer­ra civile del 1994 subirono sab­o­tag­gi ed atten­tati da parte di frange islamiste affat­to favorevoli al rifi­u­to del fon­da­men­tal­is­mo da parte di Rebrab. Il quale fu perfi­no costret­to a riparare in Fran­cia.
Quan­do rien­trò in patria, alla fine degli anni novan­ta, Rebrab era già un impren­di­tore esper­to, ben introdot­to nel mon­do politi­co algeri­no, ami­co, sec­on­do quel che indi­cano autorevoli fonti france­si, di gen­er­ali influ­en­ti (non solo Toufik ma anche Mohamed Touati e Kaled Nez­zar).
In quegli anni nacque non solo Cevi­tal, che oggi, pri­ma azien­da alge­ri­na, fat­tura 4 mil­iar­di di dol­lari, ma anche soci­età nel cam­po agroal­i­menta­re, del­la com­mer­cial­iz­zazione di veicoli, dell’elettronica, dell’energia, del­la raf­fi­nazione del­lo zuc­chero, del­la grande dis­tribuzione. Una poten­za asso­lu­ta; per lun­go tem­po un dominio incon­trasta­to in patria che però negli ulti­mi anni ha las­ci­a­to intravedere pri­ma qualche crepa, poi diverse crepe. La moti­vazione di fon­do è sca­tu­ri­ta pro­prio dalle vec­chie posizioni politiche di Rebrab che, una vol­ta vin­cen­ti, han­no inizia­to a perdere potere insieme alla ruo­lo di mil­i­tari ai cui il patron di Cevi­tal non ha mai nega­to il pro­prio sosteg­no.

Le cose che stan­no cam­bian­do
Mondafrique, per esem­pio, ritiene che “le cose stiano cam­bian­do per l’uo­mo di affari algeri­no” e sostiene che “con il pen­sion­a­men­to del gen­erale Toufik, Issad Rebrab abbia per­so un pro­tet­tore di peso tan­to che ques­ta perdi­ta potrebbe oggi com­pro­met­tere seri­amente la sua flori­da attiv­ità in Alge­ria. Da diver­si mesi —  scrive il gior­nale parig­i­no — Rebrab incon­tra molti osta­coli: alcu­ni min­istri vogliono porre fine ai priv­i­le­gi di cui egli gode all’interno del­l’am­min­is­trazione alge­ri­na”.
Per la ver­ità, allo stes­so gior­nale Rebrab, recen­te­mente inter­roga­to cir­ca i suoi lega­mi con l’ex capo dei servizi seg­reti algeri­ni, ha nega­to di essere un suo pro­tet­to dicen­do che “se le cose fos­sero state così, i miei prog­et­ti non sareb­bero sta­ti bloc­cati in Alge­ria per una deci­na di anni”.
Quin­di una situ­azione com­p­lessa che vive svilup­pi qua­si gior­nalieri sul­la stam­pa alge­ri­na e non solo. Un innega­bile pas­sag­gio dal­la sto­ria di Cevi­tal e del suo capo, che abbi­amo cer­ca­to di rias­sumere, alla cronaca quo­tid­i­ana sui media. Lo scon­tro aper­to tra due fazioni, che non lesinano colpi l’una all’altra, sta carat­ter­iz­zan­do anche le cronache del­la stam­pa alge­ri­na. Le divi­sioni non sono recen­tis­sime e richia­mano un cam­bi­a­men­to in atto nel­la polit­i­ca del­lo sta­to africano ed in par­ti­co­lare nell’assetto delle forze armate.

Un arresto annun­ci­a­to e subito smen­ti­to
L’eco di questi con­trasti è giun­ta in Italia, ed in Val di Cor­nia in par­ti­co­lare, con un colpo di sce­na che ha avu­to per diret­to pro­tag­o­nista lo stes­so patron di Cevi­tal il quale, in mis­sione in Brasile, il 6 otto­bre scor­so ha rilas­ci­a­to all’agenzia Tout sur l’Algerie una dichiarazione bom­ba: “In Alge­ria — ha det­to — mi vogliono arrestare”. All’intervistatore rimas­to sor­pre­so, lui per pri­mo, il patron di Cevi­tal ha addirit­tura pun­tu­al­iz­za­to: “Le voci sono fon­date. Si cer­ca di far­mi tacere ma io non voglio tacere. Invece di pren­dere coscien­za del­la grav­ità del­la situ­azione, si com­por­tano in questo modo, invece di chia­mar­mi per dialog­a­re, par­lare degli sboc­chi e dell’avvenire del nos­tro paese, ques­ta gente vuole arrestar­mi per far­mi tacere”.
In men che non si dica la notizia è sta­ta ripresa da tut­ti i media algeri­ni e anche da alcu­ni europei e amer­i­cani. Ma poche ore dopo è arriva­ta la smen­ti­ta dell’arresto e anche in questo caso l’argomento è sta­to trat­ta­to da tut­ta la stam­pa del paese africano. In pri­mo luo­go è da citare la Lib­erté, il quo­tid­i­ano di pro­pri­età di Cevi­tal, che ha ospi­ta­to in men che non si dica le dichiarazioni del gen­erale Hamid Grine, min­istro delle comu­ni­cazioni, e del diret­tore gen­erale del­la sicurez­za nazionale, il gen­erale Abdel­ghani Hamel. Entram­bi han­no rifer­i­to come, sec­on­do quan­to a loro conoscen­za, “non vi fos­sero provved­i­men­ti di arresto nei con­fron­ti del patron di Cevi­tal”.
Subito ai gior­nal­isti di Tout sur L’Algerie, l’8 otto­bre, Rebrab ha dichiara­to dal Brasile: “Chiederò garanzie pub­bliche al pres­i­dente Boute­fli­ka e al capo di sta­to mag­giore Ahmed Gaid-Salah per rien­trare in Alge­ria. Ho enorme rispet­to per il gen­erale Hamel ma purtrop­po tut­ti san­no che i veri respon­s­abili sono il pres­i­dente del­la Repub­bli­ca (ndr: appun­to Boute­fli­ka) ed il capo di sta­to mag­giore Gaid-Salah”.
Evi­den­te­mente le garanzie richi­este dal capo di Cevi­tal arrivarono se lo stes­so 8 otto­bre la Lib­erté pub­blicò un arti­co­lo di Omar Ouali a cui, dal­la cap­i­tale brasil­iana, Rebrab dichiarò: “Rien­tr­erò ad Algeri alla fine del­la mia mis­sione”.

Due fazioni in lot­ta: chi attac­ca e chi difende
Così in effet­ti è accadu­to sen­za che, al ritorno in patria, venisse aper­ta alcu­na cel­la per Issad ma il dado ormai era trat­to ed a tut­ti apparve subito evi­dente come due fazioni si con­trap­ponessero frontal­mente e come anche la mag­gior parte del­la stam­pa locale non esi­tasse a pren­dere posizione.
Gli attac­chi a Rebrab sono sem­pre giun­ti per lo più dal fronte gov­er­na­ti­vo e han­no mar­ci­a­to su due diret­tri­ci. La pri­ma si è rifat­ta alle accuse che il min­istro del­l’in­dus­tria Abde­si­am Bou­chouareb ha con­tin­u­a­to a lan­cia­re per lun­go tem­po ver­so Rebrab, la sec­on­da ha riguarda­to invece una serie di inizia­tive gov­er­na­tive a sosteg­no di imp­rese in diret­ta con­cor­ren­za con le attiv­ità di Cevi­tal i cui prog­et­ti, per­al­tro, sono sta­ti osta­co­lati da una lentis­si­ma buro­crazia.
Bou­chouared, come ampia­mente ha ripor­ta­to il gior­nale fil­o­gov­er­na­ti­vo L’Expression in alcu­ni arti­coli alle fine di set­tem­bre, ha lan­ci­a­to accuse a Rebrab in relazione alla vicen­da dell’acquisto da parte di Cevi­tal del colos­so francese Brandt e anche per l’esportazione di cap­i­tali dall’Algeria.
Addeb­iti che Rebrab ha sem­pre respin­to giun­gen­do perfi­no a lan­cia­re una pub­bli­ca sfi­da tele­vi­si­va al rap­p­re­sen­tante del gov­er­no (“Lo invi­to a pre­sen­tar­si in un fac­cia a fac­cia tele­vi­si­vo”- ha ripor­ta­to la Lib­erté il 29 set­tem­bre). Il con­fron­to sul pic­co­lo scher­mo non c’è mai sta­to ma il min­istro dell’industria non ha mol­la­to la pre­sa. E, addirit­tura pochi giorni fa, l’8 novem­bre, sec­on­do quan­to ha ripor­ta­to l’agenzia Tsa, ha ripetu­to davan­ti alla com­mis­sione finanze del Comi­ta­to par­alimpi­co nazionale le accuse a Rebrab.
Intan­to il grup­po Cevi­tal ha inizia­to ad avver­tire la con­cor­ren­za di nuovi impren­di­tori locali sostenu­ti dal gov­er­no.
Il gior­nale on line Algerie sol­i­darie solo pochi giorni fa, il 9 novem­bre, ha rifer­i­to una dichiarazione del min­istro del com­mer­cio, Bakhti Belaib che da Ora­no ha ras­si­cu­ra­to cir­ca la risoluzione del prob­le­ma del monop­o­lio del­lo zuc­chero. “In meno di un anno – ha annun­ci­a­to l’esponente gov­er­na­ti­vo – la ques­tione sarà defin­i­ti­va­mente rego­lar­iz­za­ta gra­zie all’avvio dell’attività di nuove raf­finer­ie in diverse regioni del paese”.
L’Expression ha rin­car­a­to la dose titolan­do lo stes­so giorno “Il monop­o­lio di tut­ti i peri­coli”. Il rifer­i­men­to è sta­to chiara­mente al pre­do­minio di Civ­i­tal che detiene l’ottanta per cen­to del mer­ca­to nazionale nel set­tore del­lo zuc­chero. Il gior­nale ha dato con­tes­tual­mente la notizia dell’imminente arri­vo di quat­tro nuovi oper­a­tori citan­do un annun­cio del min­istro Bal­aib durante il pro­gram­ma “Guest degli edi­tori” sul­la Cate­na 3 del­la Radio nazionale.
Di fronte agli attac­chi si sono reg­is­trate molte difese domes­tiche per il patron di Cevi­tal. Sul fronte più avan­za­to si è attes­ta­ta ovvi­a­mente la Lib­erté che ha rispos­to alle accuse a Rebrab con due prese di posizioni autorevoli. La pri­ma è sta­ta di Talaie El-Hour­riyet, il par­ti­to pre­siedu­to dal­l’ex capo del gov­er­no Ali Ben­flis, i cui mem­bri, rifer­en­dosi al gen­erale Has­san e al capo Cevi­tal, sen­za mai nom­i­narli, han­no comunque par­la­to dell’”inizio di una esca­la­tion per reati legati alla dif­fer­ente fede polit­i­ca”.
La sec­on­da ha riguarda­to una pre­sa di posizione a favore di Rebrab da parte dell’ex min­istro dell’industria Abdel­hamid Tem­mar.
Il gior­nale ha dife­so il pro­prio edi­tore anche con un alto tito­lo (“Le min­istre de l’Industrie et des mines n’en finit pas de subir les affres du ressac vio­lent que lui ren­voie l’accusation qu’il a proférée con­tre le cap­i­taine de l’industrie”) con cui ha volu­to dar con­to delle reazioni neg­a­tive ver­so il rap­p­re­sen­tante del gov­er­no che ha accusato Rebrab. La volon­tà è sta­ta chiara­mente quel­la di accred­itare i favori del­la gente ver­so Rebrab. Non la sola attiv­ità in ques­ta direzione. Su Face­book si con­ta, con già un migli­aio di sosten­i­tori, la nasci­ta del­la comu­nità: “Je suis Rebrab”. E del resto una lun­ga azione con inter­ven­ti nel sociale soprat­tut­to nel­la sua regione, ha con­tribuito a creare l’im­mag­ine di Rebrab come un uomo pron­to a spender­si per la comu­nità. Sul gior­nale InfoS­oir si pos­sono, per esem­pio, leg­gere le imp­rese dei ciclisti del­la squadra Cevi­tal spon­soriz­za­ta dal­l’azien­da di Issad. Per non par­lare del­l’at­tac­ca­men­to del patron ai col­ori del­la Jsk, la prin­ci­pale squadra di cal­cio del­l’Al­ge­ria, che, sec­on­do quan­to ripor­ta l’E­spres­so, più volte è sta­ta sul pun­to di pas­sare nel­l’or­bi­ta Cevi­tal. Quin­di una grande atten­zione al popo­lo dal quale è evi­dente l’at­te­sa di con­sen­si in un momen­to non facile.
“Gli osser­va­tori del­la sce­na polit­i­ca nazionale non san­no più a quale san­to riv­ol­ger­si”. È inizia­to sor­pren­den­te­mente così, un altro annun­cio del sosteg­no a Rebrab cita­to da Algerie Sol­i­darie il 4 otto­bre. Infat­ti Louisa Hanoune, «seg­re­taria di un par­ti­to – scrive il gior­nale – che si chia­ma par­ti­to dei lavo­ra­tori, si schiera con un mag­nate degli affari che ha fat­to la for­tu­na all’ombra dell’economia cap­i­tal­ista e di qualche ami­co gen­erale durante il decen­nio nero».
Tra alleanze inedite il grup­po di Rebrab ha trova­to ovvi­a­mente anche ami­ci cer­ti. Così sul gior­nale Hori­zons, vici­no al mon­do impren­di­to­ri­ale si è potu­to leg­gere, all’inizio di novem­bre, che la Cfe, ovvero la Con­find­us­tria alge­ri­na “è pronta ad inter­venire con­tro il bloc­co dei prog­et­ti del grup­po Cevi­tal”.
È anda­to anche oltre il quo­tid­i­ano Le Jour d’Algerie che il 5 novem­bre ha tito­la­to: “Rebrab è il ben­venu­to in Con­find­us­tria”. L’affermazione è sta­ta attribui­ta ad Alì Had­dad, uomo d’affari e pres­i­dente del Forum dei diri­gen­ti d’azienda, riu­ni­ti per l’oc­ca­sione, a Béja­ia.
Chiara­mente sono almeno due le pos­si­bile con­seguen­ze che pos­sono derivare da una sim­i­le situ­azione con­flit­tuale. La pri­ma riguar­da una even­tuale lim­i­tazione di manovra nei movi­men­ti finanziari di Cevi­tal che con­ser­va in Alge­ria una con­sis­tente cas­saforte. Un non cer­to aus­pi­ca­bile bloc­co delle risorse africane non potrebbe non avere riper­cus­sioni sull’attività di Cevi­tal nel mon­do.
La sec­on­da con­seguen­za attiene alla pos­si­bil­ità di una pen­e­trazione nei mer­cati africani, e seg­nata­mente in Alge­ria, delle pro­duzioni di Cevi­tal. Che questo sia uno degli obbi­et­tivi è sta­to più volte rib­a­di­to da Rebrab e dal man­age­ment del suo grup­po ma che questo ind­i­riz­zo pos­sa trovare ogget­tivi osta­coli, almeno sul piano politi­co, non è cosa che oggi sia da esclud­ere. Anzi.

L’Eu­ropa e l’ipote­si del­la ricer­ca di una spon­da cinese
Da uomo nav­i­ga­to e da impren­di­tore potente ed esper­to il patron di Cevi­tal non si è comunque las­ci­a­to coin­vol­gere più di tan­to dalle accuse dei nemi­ci e forse neanche dal­la sol­i­da­ri­età degli ami­ci. Miran­do al sodo e val­u­tan­do in ter­mi­ni prati­ci la nuo­va situ­azione, Rebrab, ha ind­i­riz­za­to lo sguar­do oltre i con­fi­ni nazion­ali. Lo ha fat­to chiara­mente per una diver­si­fi­cazione degli inves­ti­men­ti di fronte ad un mon­do sem­pre più glob­al­iz­za­to ma si è mosso in ques­ta direzione anche per­ché, come ripor­ta­to da l’E­spres­so, ci sono aree del piane­ta che oggi offrono ottime occa­sioni per chi ha una con­sis­tente liq­uid­ità. Pen­san­do, per esem­pio, all’Eu­ropa, Rebrab non si è fat­to scrupo­lo di dichiarare: “In Europa si pos­sono com­prare delle fab­briche per un toz­zo di pane. Con la crisi in atto in Europa esistono oppor­tu­nità che si pos­sono pre­sentare una vol­ta ogni sec­o­lo”. Non si può fare a meno a questo pun­to di pen­sare al grup­po Oxxo, che pro­duce finestre in Pvc, alla fab­bri­ca di elet­trodomes­ti­ci Fagor Brandt com­prate in Fran­cia nel 2013 e, per­ché no, anche alla ex Luc­chi­ni ital­iana. Del­l’ar­ri­vo degli impren­di­tori africani in Europa ne ha data tes­ti­mo­ni­an­za, solo pochi giorni fa, l’undi­ci novem­bre, anche l’au­torev­ole Le monde che ha rifer­i­to una illu­mi­nante frase di Rebrab pro­nun­ci­a­ta sui gra­di­ni del­l’Eliseo addirit­tura a feb­braio del 2014: “Cre­di­amo vera­mente che ci siano oppor­tu­nità di inves­ti­men­to in Fran­cia”. Una legit­ti­mazione del gior­nale francese per Cevi­tal accred­i­ta­to di 4 mil­iar­di di dol­lari di fat­tura­to e di 10 mila dipen­den­ti.
E comunque un’at­tiv­ità a tut­to cam­po anche ben oltre i con­fi­ni del vec­chio con­ti­nente. Il rifer­i­men­to all’ul­ti­ma visi­ta del man­age­ment Cevi­tal in Brasile non è casuale né sono sen­za sig­ni­fi­ca­to altre inizia­tive nel mon­do, per esem­pio, in Rwan­da o in Cos­ta d’a­vo­rio dove un dis­pac­cio del­la Reuters, ripreso dal gior­nale algeri­no El Moud­jahid, ci rac­con­ta di un inves­ti­men­to da 200 mil­ioni di dol­lari nel­la pro­duzione di riso e cacao.
Come sig­ni­fica­ti­va è la notizia riv­e­la­ta dal quo­tid­i­ano Mondafrique per il quale Rebrab avrebbe “allac­cia­to con­tat­ti con diver­si grup­pi asi­ati­ci, soprat­tut­to cine­si, nell’ottica di cedere il 49 per cen­to delle azioni del suo grup­po Cevi­tal, per pre­venire — sec­on­do quel che il gior­nale dice di aver appre­so da diverse fonti – tutte le pos­si­bili rap­pre­saglie politiche delle quali potrebbe essere fat­to ogget­to da parte del clan pres­i­den­ziale di Abde­laz­iz Boute­fli­ka. Sec­on­do diverse fonti, molto ben introdotte nel set­tore delle imp­rese in Alge­ria, Rebrab sta negozian­do la mas­s­ic­cia entra­ta nel cap­i­tale di Cevi­tal di un grande grup­po cinese. Lui si augu­ra – ha con­fida­to un uomo d’af­fari – di recu­per­are, sedu­ta stante, non meno di 500 mil­ioni di dol­lari in con­tan­ti”.

La notizia del­la richi­es­ta al gov­er­no ital­iano
Lo stes­so gior­nale parig­i­no il 3 novem­bre scor­so ha dato l’ultima notizia che ha gen­er­a­to rumore: “Le autorità alger­ine – ha scrit­to — han­no for­mal­mente inter­pel­la­to le loro omologhe ital­iane cir­ca le attiv­ità com­mer­ciali del patron di Cevi­tal in Italia. Il gov­er­no algeri­no ha chiesto la sospen­sione del con­trat­to pre­lim­inare che ha for­mal­iz­za­to l’acquisto da parte di Cevi­tal delle acciaierie Luc­chi­ni a Piom­bi­no del quale han­no avu­to notizia da più fonti con­cor­dan­ti. Il gov­er­no Sel­l­al sospet­ta che un arti­fi­cio finanziario poco chiaro sia sta­to usato per questo acquis­to. Per il momen­to non è anco­ra chiara la reazione dell’Italia sul caso”.
Imme­di­ata­mente sono piovute le smen­tite da parte di espo­nen­ti del gov­er­no ital­iano, del pres­i­dente del­la Regione Toscana Enri­co Rossi e del sin­da­co di Piom­bi­no Mas­si­mo Giu­liani che ha anche cita­to un recente incon­tro con espo­nen­ti del gov­er­no algeri­no da parte del min­istro Fed­er­i­ca Gui­di. La quale tut­tavia risul­ta aver vis­i­ta­to i gov­er­nan­ti del paese africano solo a metà set­tem­bre. Forse il sin­da­co si è con­fu­so con la visi­ta del min­istro degli esteri ital­iano Pao­lo Gen­tiloni ad Algeri il 2 novem­bre, ovvero pro­prio il giorno pri­ma del­la pub­bli­cazione del­la notizia di Mondafrique. Per l’amor di Dio, solo una coin­ci­den­za e non una con­fer­ma per la notizia del gior­nale parig­i­no dal momen­to che non si conosce nep­pure se nell’incontro si sia o non sia par­la­to dell’attività di Cevi­tal in Italia.

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