Tra decisioni prese e non attuate, proposte accettate e poi ritirate

Canile: il prepotente è chi ha perso non chi ha vinto

· Inserito in Verso il canile
Alessandro Napoleoni

Chissà se leg­gerà questo arti­co­lo quel­la ragaz­za che, sui social net­work, si è augu­ra­ta che mi venisse un tumore, oppure quell’altra ragaz­za che annun­ci­a­va, sem­pre sui social, che una di queste sere avrebbe tira­to una martel­la­ta in tes­ta a mia moglie o anco­ra, ma tra ingiurie e minac­ce abbi­amo l’imbarazzo del­la scelta, quel ragaz­zo che qualche mese fa procla­ma­va a gran voce che se ci fos­se sta­ta l’occasione mi avrebbe investi­to con la sua macchi­na.
Se lo leggessero vor­rei che sapessero che a loro imputo sola­mente un ele­va­to gra­do di male­d­u­cazione ma nul­la più; sì cer­to anche questi sogget­ti par­lano di argo­men­ti di cui non conoscono nul­la ma questo ora­mai, il par­lare di ciò di cui non si sa asso­lu­ta­mente nul­la, sta diven­tan­do dis­ci­plina olimpi­ca.
Quin­di a mio avvi­so la loro col­pa finisce qui, per­ché forse anche io, in un’occasione analo­ga, leggen­do sug­li organi di stam­pa deter­mi­nate dichiarazioni del sin­da­co e dell’assessore alle politiche ambi­en­tali del­la mia cit­tà, mi unirei, mag­a­ri in modo più urbano, alle man­i­fes­tazioni di odio nei con­fron­ti di un cit­tadi­no che, “con incom­pren­si­bile accani­men­to” ed “intran­si­gen­za”, ha impos­to lo sposta­men­to di cinquan­ta poveri ani­mali entro il ter­mine di otto giorni.
Questo avviene per­ché chi rico­pre una car­i­ca pub­bli­ca, per definizione, ha un’influenza par­ti­co­lar­mente ril­e­vante sull’opinione pub­bli­ca e, per­tan­to, dovrebbe porre mag­giore atten­zione a ciò che dice, pri­ma di tut­to assi­cu­ran­dosi che le pro­prie affer­mazioni cor­rispon­dano almeno alla realtà e, in sec­on­da bat­tuta, evi­tan­do di fomentare, con le pro­prie  dichiarazioni, l’odio del­la comu­nità nei con­fron­ti di un sin­go­lo cit­tadi­no, la cui col­pa con­sis­terebbe nell’aver fat­to ciò che molti vor­reb­bero ma per moltepli­ci ragioni non fan­no, ovvero tute­lare i pro­pri dirit­ti nei con­fron­ti di chi, in modo arro­gante e neg­li­gente, ammin­is­tra il potere locale nel­la curiosa con­vinzione di pot­er decidere impune­mente delle sor­ti dei cit­ta­di­ni, aven­do come uni­co scopo il man­ten­i­men­to del pro­prio baci­no elet­torale.
A volte però ques­ta incom­pren­si­bile corti­na di onnipoten­za cede e, ceden­do, mette a nudo tutte le fragilità e tutte le inadeguatezze che improvvisa­mente appaiono chiare, limpi­de e non più occulta­bili.
Venen­do al caso con­cre­to, vin­cere una causa è il fine ulti­mo del­la pro­fes­sione di avvo­ca­to; se poi l’oggetto del­la con­te­sa riguar­da la salute del­la pro­pria famiglia, il rag­giung­i­men­to dell’obbiettivo dovrebbe sus­citare sen­sazioni di gioia e sod­dis­fazione; nel­la vicen­da del ricor­so con­tro il Comune per il prob­le­ma del canile munic­i­pale invece, il sen­ti­men­to preva­lente, per quan­to mi riguar­da, è di amarez­za e dispi­acere, sen­ti­men­ti dovu­ti prin­ci­pal­mente  alla defin­i­ti­va pre­sa di coscien­za dei modi medioc­ri  in cui, tal­vol­ta, viene ammin­is­tra­ta la cosa pub­bli­ca.
Non ave­vo mai rib­at­tuto alle dichiarazioni dell’assessore Chiarei e non avrei volu­to far­lo nem­meno alla fine del giudizio, ma quan­do è trop­po è trop­po! Chi vuole far­si una pro­pria fon­da­ta idea su come si è svol­ta l’intera vicen­da può con­sultare gli atti proces­su­ali, in ques­ta sede è oppor­tuno solo chiarire alcu­ni prin­ci­pali aspet­ti.
L’amministrazione comu­nale, con­sapev­ole di non pot­er man­tenere un canile in zona res­i­den­ziale, nel lon­tano 1995 incar­i­ca l’architetto Gabriele Pri­a­mi di redi­gere, ovvi­a­mente a spese dei cittadini,una relazione tec­ni­ca per un nuo­vo canile in local­ità Asca.

L’assessore Mar­co Chiarei

Nel 2007, sen­za che nel frat­tem­po venisse fat­to nul­la, il Comune affi­da, sem­pre a spese dei cit­ta­di­ni, un nuo­vo incar­i­co all’architetto Pri­a­mi per un altro stu­dio di fat­tibil­ità ma anche ques­ta vol­ta non viene fat­to nul­la.
Anzi qual­cosa viene fat­to: il Comune appro­va il nuo­vo stru­men­to urban­is­ti­co qual­i­f­i­can­do la zona dei Macel­li come zona a vocazione tur­is­ti­co-res­i­den­ziale e conce­den­do a varie imp­rese le autor­iz­zazioni a costru­ire immo­bili, appun­to res­i­den­ziali, incas­san­do legit­ti­ma­mente centi­na­ia di migli­a­ia di euro a tito­lo di oneri di costruzione e urban­iz­zazione da chi con­fi­da­va nell’adempimento degli impeg­ni for­mal­mente assun­ti dall’amministrazione.
Si dovrebbe con­sid­er­are che la ques­tione non riveste ril­e­van­za for­male o pat­ri­mo­ni­ale ben­sì per­son­ale, per­ché vivere ad una trenti­na di metri dalle gab­bie di cinquan­ta cani, che come tali abba­iano, com­por­ta un grave dan­no alla salute, e questo si può ver­i­fi­care con­sul­tan­do i numerosi stu­di sci­en­tifi­ci in mate­ria.
Comunque, dopo vari incon­tri con gli attuali rap­p­re­sen­tan­ti dell’istituzione comu­nale, tra cui il sin­da­co Giu­liani, che sui gior­nali dichiara invece di non aver mai rice­vu­to nem­meno una mail, decidi­amo di adire il Tri­bunale per cer­care di risol­vere ques­ta grave situ­azione.
Nel giudizio il Tri­bunale affi­da l’incarico all’ ing. Frosi­ni di val­utare l’impatto acus­ti­co delle emis­sioni prove­ni­en­ti dal canile ed il tec­ni­co, a mag­gio 2016, con­clude affer­man­do che tali rumori super­a­no enorme­mente i lim­i­ti di legge e provo­cano un grave dan­no alla salute dei ricor­ren­ti.
Si badi bene che già in quel momen­to, con un esame stru­men­tale che ha avu­to ingen­ti costi per la comu­nità e che pote­va invece essere ese­gui­to dal Comune pri­ma del­la causa pro­prio per evi­tar­la, era chiaro quale sarebbe sta­to l’esito del giudizio.
Ed infat­ti l’amministrazione, dopo alcune set­ti­mane tramite il pro­prio legale, mi invia una pro­pos­ta di accor­do chieden­do la per­ma­nen­za del canile fino al dicem­bre 2017; tale pro­pos­ta viene accetta­ta da me e da mia moglie che, con­trari­a­mente a quan­to sostenu­to dall’assessore e dal sin­da­co, siamo sem­pre sta­ti disponi­bili a risol­vere la ques­tione in modo amichev­ole.
Tut­tavia il legale del Comune, dopo aver rice­vu­to la nos­tra accettazione, comu­ni­ca che l’assessore ave­va cam­bi­a­to idea e riti­ra la pro­pos­ta che noi ave­va­mo già accetta­to.
A questo pun­to non res­ta che pros­eguire il giudizio di pri­mo gra­do, che ter­mi­na con la con­dan­na del Comune a risol­vere, entro novan­ta giorni, il prob­le­ma delle immis­sioni sonore attra­ver­so l’esecuzione di opere di con­teni­men­to acus­ti­co o attra­ver­so lo sposta­men­to del canile in zona lon­tana da abitazioni, preve­den­do, per ogni giorno di ritar­do, la som­ma di cinquan­ta euro in favore dei ricor­ren­ti.
Il Comune, dopo esser­si sob­bar­ca­to una spe­sa di cir­ca ven­ticinquemi­la euro di spese tec­niche„ sem­pre sulle spalle dei cit­ta­di­ni, invece di adem­piere al dis­pos­i­ti­vo pro­pone reclamo con­tro il provved­i­men­to, anco­ra una vol­ta uti­liz­zan­do i sol­di del­la comu­nità.

Il sin­da­co Mas­si­mo Giu­liani

Alla pri­ma udien­za del sec­on­do giudizio io e mia moglie, come pro­va di quel­la intran­si­gen­za e di quell’accanimento che sbandier­a­no sia il sin­da­co che l’assessore, rin­un­ci­amo davan­ti al Giu­dice al paga­men­to delle cinquan­ta euro gior­naliere fino alla fine del giudizio per cer­care di trovare una soluzione con­cor­da­ta; tan­to per capire abbi­amo rin­un­ci­a­to all’importo di 7.500 euro che invece ci spet­ta­va.
Ma anco­ra una vol­ta, invece di definire la ques­tione come sug­ger­i­to più volte dal Giu­dice e come accetta­to dai ricor­ren­ti, il Comune, sem­pre attra­ver­so il suo legale, fa sapere che nes­sun accor­do è pos­si­bile e che quin­di dovrà essere emana­ta una for­male ordi­nan­za, così come poi è sta­to.
Ora, sul­la base di ques­ta cor­ret­ta ricostruzione dei fat­ti, potrem­mo chieder­ci: per­ché l’assessore Chiarei si lamen­ta di non pot­er tenere i cani fino al dicem­bre 2017 se tale pro­pos­ta era già sta­ta accetta­ta oltre un anno fa e poi fu riti­ra­ta dal Comune? E per­ché ha ritenu­to, ovvi­a­mente con il sosteg­no del­la giun­ta, di uti­liz­zare decine di migli­a­ia di euro del­la comu­nità per oppor­si ad un esi­to scon­ta­to del giudizio? E per­ché sec­on­do il Chiarei il provved­i­men­to del Giu­dice, con­fer­ma­to poi dal Col­le­gio in sec­on­do gra­do, sarebbe ingius­to?
Tor­nan­do al con­cet­to iniziale, chi rico­pre una car­i­ca pub­bli­ca, dovrebbe fare più atten­zione ad esprimere avven­tati giudizi, soprat­tut­to in campi oper­a­tivi del tut­to estranei alla pro­pria com­pe­ten­za come, per esem­pio, ha fat­to il nos­tro asses­sore Chiarei affer­man­do che “seguen­do ques­ta strana log­i­ca, il Comune avrebbe dovu­to già trasferire i cani anche in assen­za di sen­ten­za. Quin­di qual­si­asi cit­tadi­no può com­pren­dere facil­mente che se c’è un dibat­ti­men­to in cor­so, un’amministrazione pub­bli­ca, o anche un pri­va­to cit­tadi­no, non può cer­to attuare mis­ure per le quali non ha nes­sun obbli­go. Ci si difende e si aspet­ta una sen­ten­za, dopodiché devono essere pre­scritte mis­ure real­mente attua­bili”.
Non è nec­es­sario sapere che già il provved­i­men­to di pri­mo gra­do del 2016 era esec­u­ti­vo e che solo per nos­tra estrema disponi­bil­ità non è sta­to ese­gui­to per dare più tem­po al Comune di atti­var­si, dovrebbe però essere obbli­ga­to­rio, almeno per chi rico­pre un ruo­lo pub­bli­co, evitare di sostenere tesi incom­pren­si­bili in relazione ad argo­men­ti di cui si sa poco o nul­la.
E dovrebbe essere obbli­ga­to­rio, anzi doveroso, evitare di uti­liz­zare, nel migliore dei casi ottusa­mente, denaro pub­bli­co per cer­care di riman­dare un esi­to asso­lu­ta­mente scon­ta­to, basato su una per­izia tec­ni­ca incon­testa­bile e cristal­liz­za­to in una pri­ma deci­sione di un Tri­bunale, ecco, questo, si, dovrebbe essere doveroso.
Vivi­amo in uno sta­to di dirit­to, che per definizione pone al pro­prio cen­tro, in antite­si ad altre forme di gov­er­no come quelle dit­ta­to­ri­ali, la tutela dei dirit­ti dei pro­pri cit­ta­di­ni.
Ora, in ques­ta tipolo­gia di sis­tema, quan­do c’è un con­flit­to tra posizioni con­trap­poste, ed il buon sen­so, il rispet­to del prossi­mo e la seria attuazione del manda­to rice­vu­to dal­la comu­nità han­no mis­era­mente fal­li­to, è il potere giuris­dizionale che viene chiam­a­to a dirimere la ques­tione e, a meno di non cadere nel­la ten­tazione di berlus­co­ni­ana memo­ria, di con­testare la legit­tim­ità di una sen­ten­za del­lo Sta­to, si deve ritenere che, tra i due con­tenden­ti, il pre­po­tente è la parte che ha per­so, non quel­la che ha vin­to.

5 risposte a “Canile: il prepotente è chi ha perso non chi ha vinto”

  1. Rib­aden­do ciò che ho det­to che augu­rare un tumore a delle per­sone è un atto vile oltre che male­d­u­ca­to e restando dell’opinione che il Comune ha agi­to da incom­pe­tente, mi chiedo due cose. La pri­ma come ha potu­to l’incaricato del Comune fir­mare un doc­u­men­to in cui si pren­de­va il cari­co di spostare un canile ad un avvo­ca­to sapen­do che quest’ultimo sape­va dove met­tere le mani per far valere i pro­pri dirit­ti. A quale pro ha fir­ma­to questo doc­u­men­to?
    La sec­on­da doman­da è: se lo ave­va fir­ma­to a me che con i tri­bunali non ho prat­i­ca avrei vin­to? la legge sarà uguale per tut­ti io cre­do di no.
    Spero di non aver offe­so nes­suno, non era mia inten­zione anche se qual­cuno lo meriterebbe ma non si può.

  2. Simona Azzurrini says:

    Non gius­ti­fi­co le offese scritte su face­book o altro social, ma, caro il mio avvo­ca­to, non capis­co il suo com­prar casa dove c’era già un canile esistente se sape­va che ci sareb­bero sta­ti prob­le­mi vis­to la pre­sen­za dei cani. Ora, avrà pure ragione che ha vin­to una causa, ma pote­va denun­cia­re chi le ha promes­so certe cose, sin­da­co e l’assessore Chiarei, invece che buttare per stra­da 45 povere crea­ture come le chia­ma lei.

    • Daniela Olmo says:

      Sono d’accordo con la sig­no­ra Azzur­ri­ni. Il canile gia esiste­va lì da anni pri­ma che ci costru­is­sero abitazioni. A questo pun­to io non auguro né man­do acci­den­ti perche ho rispet­to di tutte le crea­ture viven­ti com­pre­si i cani. Ora sec­on­do lei, che prob­a­bil­mente non ama gli ani­mali ma sopratt­tut­to li con­sid­era ani­mali e bas­ta e come tali da pot­er essere sop­pres­si, per­ché la loro vita non è deg­na di essere rispet­ta­ta, o man­dati randa­gi chissa dove costret­ti e a subire sen­za nes­suno che si occu­pi di loro pro­teggen­doli da gente per­ver­sa che li cat­tura, li sevizia, li impic­ca, dà loro fuo­co, sem­plice­mente per il piacere sadi­co di ved­er­li sof­frire (pen­so che avrà let­to alcu­ni arti­coli e casi del genere denun­ciati!) le sem­bra gius­to che sia fini­ta cosi? E’ come se all’mprovviso si pre­sen­tassero forze dell’ ordine o altro in un con­do­minio e sfrat­tassero tut­ti col­oro che da anni ci abita­vano, man­dan­doli alla mer­cé di ladri ed assas­si­ni per stra­da, per dare le loro case a ter­ror­isti e stranieri sen­za scrupoli, solo per­ché pagano di più. Lei come si sen­tirebbe se si trovasse in una cir­costan­za sim­i­le?

  3. Giunta comunale di Piombino says:

    Ci sono diver­si pun­ti del­la ricostruzione fat­ta dall’avvocato Napoleoni che ci preme pre­cis­are, per il rispet­to di una realtà il più pos­si­bile ogget­ti­va. In par­ti­co­lare, quan­do l’avvocato Napoleoni cita il man­ca­to rag­giung­i­men­to dell’accordo nel­la pri­ma fase delle trat­ta­tive inter­corse alla fine di luglio del 2016, dimen­ti­ca di speci­fi­care che l’accordo era con­dizion­a­to da tut­ta una serie di clau­sole asso­lu­ta­mente inac­cetta­bili e imprat­i­ca­bili per l’amministrazione comu­nale. Nell’accordo infat­ti si pone­va come lim­ite ulti­mo per lo sposta­men­to del canile il 31 dicem­bre 2017 ma si prevede­va che, in caso di inadem­pi­men­to entro la data pre­vista, i sig­nori Napoleoni -Sali­ni avreb­bero potu­to eseguire, a spese del Comune, lo sposta­men­to di tut­ti i cani pres­so altre strut­ture, pub­bliche e pri­vate, a loro scelta. Una con­dizione che si pote­va pre­fig­u­rare come una vera e pro­pria depor­tazione degli ani­mali da parte del pri­va­to e che viola­va l’autonomia ammin­is­tra­ti­va del Comune.
    Sem­pre in ques­ta fase inoltre, era pre­vista una penale gior­naliera di 500 euro in caso di inadem­pi­men­to.
    A fronte di queste con­dizioni, l’amministrazione decise di atten­dere la deci­sione del giu­dice e di non accettare l’accordo, con­sid­er­ate soprat­tut­to, all’epoca, le molte incertezze esisten­ti sul­la pos­si­bil­ità di real­iz­zare il nuo­vo canile entro la data pre­vista, col­le­gate alla disponi­bil­ità effet­ti­va di bilan­cio.
    La sec­on­da pro­pos­ta, pre­sen­ta­ta in una sec­on­da fase, face­va slittare la chiusura del canile al 30 mag­gio 2018, ponen­do però un’ulteriore con­dizione inac­cetta­bile e cioè lo sposta­men­to di 30 cani nel peri­o­do esti­vo, dal 15 mag­gio al 15 set­tem­bre 2017, cre­an­do per­tan­to una situ­azione altret­tan­to irre­al­iz­z­abile.
    Il Comune quin­di non si è mai oppos­to alla costruzione di un nuo­vo canile, che è sem­pre sta­to nei suoi pro­gram­mi, ma sem­mai allo sposta­men­to tran­si­to­rio dei cani.
    Quan­to all’esercizio del dirit­to a pro­porre reclamo davan­ti al Tri­bunale con­tro il pri­mo provved­i­men­to del giu­dice, l’avvocato Napoleoni volu­ta­mente dimen­ti­ca che l’esercizio di dife­sa è garan­ti­to dal­la Cos­ti­tuzione e l’esercizio di un dirit­to non si può qual­i­fi­care abu­so.
    L’affermazione di un cat­ti­vo uso delle finanze pub­bliche è per­tan­to stru­men­tale, tesa solo a scred­itare gli ammin­is­tra­tori.
    Intan­to nel con­siglio comu­nale di giovedì scor­so è sta­to approva­to il prog­et­to esec­u­ti­vo per la real­iz­zazione del nuo­vo canile, il cui crono­pro­gram­ma prevede l’ultimazione dei lavori alla fine di novem­bre. Già a gen­naio ave­va­mo deposi­ta­to nel dibat­ti­men­to il crono­pro­gram­ma che prevede­va la real­iz­zazione del canile entro il 31 dicem­bre. Nell’ultima udien­za ci siamo pre­sen­tati con una pro­pos­ta che prevede­va un’ulteriore riduzione dei tem­pi, trovan­do però l’assoluta indisponi­bil­ità da parte del­la con­troparte. Per­ché non è sta­to accetta­to questo rin­no­va­to impeg­no?
    In mer­i­to a quan­to emer­so invece nel­la dis­cus­sione con­sil­iare cir­ca la man­ca­ta richi­es­ta di sospen­si­va da parte del Comune nei con­fron­ti del pri­mo provved­i­men­to, è bene pre­cis­are che si è trat­ta­ta di una scelta strate­gi­ca, sia per­ché comunque era­no in cor­so le trat­ta­tive, sia per­ché la richi­es­ta del­la sospen­si­va l’avremmo oppor­tu­na­mente avan­za­ta nel momen­to in cui la con­troparte avesse richiesto l’esecuzione del provved­i­men­to. E’ bene che tut­ti sap­pi­ano che un even­tuale man­ca­to accogli­men­to del­la sospen­si­va, se pre­sen­ta­ta pri­ma del­la richi­es­ta di ese­cuzione da parte del­la con­troparte, avrebbe deter­mi­na­to l’anticipazione del­lo sposta­men­to dei cani addirit­tura a gen­naio 2017.

  4. Francesca Panciatici says:

    Mi asso­cio a Simona e Daniela: il canile c’era pri­ma. Ma tut­ti lo dob­bi­amo dire e ridire per­ché gli azzecca­gar­bugli di man­zo­ni­ana memo­ria san­no per­fet­ta­mente come porre le ques­tioni. Ma il tem­po non per­dona e non è mal­leabile alle volon­tà del Foro: il canile c’era già e forse quel ter­reno costa­va poco pro­prio per quel­lo.
    Avrei apprez­za­to molto di più se ques­ta denun­cia (sul canile pos­to in luo­go inap­pro­pri­a­to) l’avesse inoltra­ta un cit­tadi­no che abita­va in una zona qualunque del­la cit­tà. Così non piace, abbi­ate pazien­za!

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