Intervista a Tomas Grohé, ex-Coordinatore di Emscher Park

Nella Ruhr, là dove c’erano altoforni e miniere

· Inserito in Sotto la lente
Fabio Caciagli

PIOMBINO 28 set­tem­bre 2014 — Nel baci­no del­la Ruhr, un tem­po sinon­i­mo di car­bone ed acciaio, a par­tire dal­la crisi degli anni ’70 gli addet­ti all’industria car­bonifera e siderur­gi­ca sono pas­sati dall’ oltre mez­zo mil­ione dei pri­mi decen­ni del dopoguer­ra agli attuali 40mila. Anco­ra oggi il numero dei sen­za lavoro è net­ta­mente supe­ri­ore alla media fed­erale e gli abi­tan­ti nel giro di trent’anni sono pas­sati da sei a cinque mil­ioni.
Ma cosa sarebbe suc­ces­so se il gov­er­no del Land Nord Reno – Vest­falia non fos­se cor­so ai ripari per una pro­fon­da ricon­ver­sione strut­turale dell’area? Facile immag­i­narlo.
Dopo il fal­li­men­to dei pri­mi ten­ta­tivi di sos­ti­tuire all’ indus­tria mineraria e siderur­gi­ca altri tipi di pro­duzioni tradizion­ali è sta­ta fat­ta una scelta rad­i­cale di ricon­ver­sione a favore del­la ricer­ca, del­la cul­tura, del tur­is­mo e dell’ecologia a par­tire dall’esperienza dell’ Emsch­er Park.

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L’ Emsch­er era in orig­ine un fiume mean­dri­co, poi canal­iz­za­to e usato come sis­tema di fog­natu­ra a cielo aper­to per la zona indus­tri­ale. La sua ricon­ver­sione eco­log­i­ca e la real­iz­zazione di un par­co regionale lin­eare è il sim­bo­lo dell’intervento di trasfor­mazione dell’ex baci­no indus­tri­ale del­la Ruhr.
Anche il canale Rio Horne, costru­ito nei pri­mi del ‘900 per il trasporto di car­bone ed acciaio, è sta­to ricon­ver­ti­to ad area per il tem­po libero con por­ti tur­is­ti­ci, sta­bil­i­men­ti bal­n­eari e fun­zioni sportive.
Pro­mo­tore dell’intervento fu l’IBA Emsch­er Park, una soci­età di dirit­to pri­va­to sor­ta nel 1989 per volon­tà del gov­er­no del Land divisa in tre organi prin­ci­pali: il Con­siglio di Ammin­is­trazione, com­pos­to da espo­nen­ti politi­ci region­ali, rap­p­re­sen­tan­ti dei Comu­ni, econ­o­misti, ambi­en­tal­isti e sin­da­cal­isti, la Com­mis­sione Gui­da com­pos­ta da architet­ti, ingeg­neri, impren­di­tori, la Com­mis­sione di Con­trol­lo sui finanzi­a­men­ti.

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Dopo dieci anni di stret­ta col­lab­o­razione con 17 cit­tà e numerose aziende, fino al 1999, l’ IBA ha com­ple­ta­to più di 100 prog­et­ti, finanziati per­lop­iù con finanzi­a­men­ti comu­ni­tari.
Fino agli anni ’80 la ten­den­za dei pro­pri­etari era quel­lo di sman­tel­lare gli sta­bil­i­men­ti che ave­vano ter­mi­na­to il pro­prio ciclo di pro­duzione e las­cia­re inuti­liz­za­ta l’area. L’impegno dell’IBA è sta­to e sta tut­to­ra nel val­oriz­zare la vec­chia architet­tura indus­tri­ale con des­ti­nazioni per scopi sociali, eco­nomi­ci e cul­tur­ali. Oggi in tut­to il baci­no del­la Ruhr è pos­si­bile accedere ai vec­chi impianti, vis­itare espo­sizioni e mostre allestite al loro inter­no, assis­tere a spet­ta­coli teatrali ambi­en­tati in miniere ed acciaierie oppure immerg­er­si sul fon­do degli exga­sometri riem­pi­ti d’acqua o salirvi in cima per godere del panora­ma dell’intera regione.

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14 anni dopo la fine nel ’99 dell’IBA Emsch­er Park la Regione sta sem­pre lavo­ran­do su temi e impul­si dati in questi 10 anni dal pro­gram­ma regionale che si chia­ma­va “Lab­o­ra­to­rio per regioni vec­chi impianti indus­tri­al”. Una serie di attiv­ità region­ali che mostra­no che la coop­er­azione inter­co­mu­nale non è più un mito ma prat­i­ca di ogni giorno. (per con­sultare una pri­ma pre­sen­tazione del lavoro svolto clic­ca qui)

Abbi­amo riv­olto alcune domande a Tomas Gro­hé, Ex-Coor­di­na­tore Prog­et­ti dell’ IBA Emsch­er Park.

Quale era il ruo­lo e la idea gui­da dell’IBA Emsch­er Park?
Dopo un cam­bio strut­turale strisciante già dagli ulti­mi anni ’50 il gov­er­no del Land Nord Reno-Vest­falia vol­e­va orga­niz­zare un impul­so com­p­lesso. Per­ciò inizia­va un pro­gram­ma regionale strut­turale (Regionales Struk­tur­pro­gramm) lim­i­ta­to per dieci anni dal 1989 al 1999. Questo pro­gram­ma si con­cen­tra­va su ques­ta parte del­la Ruhr, dove si trova­va e si tro­va anche oggi la più grande parte dei dis­oc­cu­pati, delle case più vec­chie, delle strade e zone res­i­den­ziali più inquinate da rumore e pol­vere indus­tri­ale.
La idea gui­da in ques­ta situ­azione era: non par­lare di strut­ture o gran­di piani ma real­iz­zare prog­et­ti con­creti con una qual­ità stra­or­di­nar­ia che rin­forzano l’identificazione dei cit­ta­di­ni e sus­ci­tano simul­tane­a­mente l’attenzione regionale, nazionale e inter­nazionale per cam­biare l’immagine del­la Ruhr. La garanzia del suc­ces­so era l’integrazione di min­is­teri diver­si e dei loro con­tribu­ti finanziari e la parte­ci­pazione di tut­ti gli attivisti coin­volti “all’altezza degli occhi”.
In questo “gio­co” il ruo­lo dell’IBA era: mod­er­are i pro­ces­si comu­nica­tivi e deci­sion­ali, mobil­itare e coor­dinare il finanzi­a­men­to (più di 30 bud­get diver­si) e occu­par­si delle pub­bliche relazioni. IBA non era un investi­tore e neanche respon­s­abile per la qual­ità che alla fine veni­va real­iz­za­ta. Per avere un con­trol­lo pub­bli­co c’era un rit­uale: per ogni prog­et­to tut­ti i sogget­ti coin­volti sot­to­scrive­vano un “accor­do di qual­ità” che defini­va tutte le qual­ità di impor­tan­za urban­is­ti­ca, architettonica,fisica e sociale.

Ma quale strut­tura ave­va l’IBA?
L’ idea del­la parte­ci­pazione si trova­va anche nel­la strut­tura:
il Con­siglio d’Amministrazione e il Comi­ta­to Diret­ti­vo era­no com­posti da espo­nen­ti politi­ci del Land NRW e dei Comu­ni coin­volti, econ­o­misti, ambi­en­tal­isti e sin­da­cal­isti, architet­ti, impren­di­tori ed esper­ti diver­si.
E sul liv­el­lo del lavoro esiste­va obbli­ga­to­ri­a­mente per ogni prog­et­to un grup­po inter­dis­ci­pli­nare per garan­tire uno stes­so liv­el­lo di infor­mazione per ognuno coin­volto e anche il pub­bli­co.
Un ter­zo aspet­to è molto impor­tante: la strut­tura for­male era traspar­ente e flessibile, sem­pre seguen­do i prin­cipi d’azioni dell’IBA.

E il finanzi­a­men­to?
IBA era al 100% una “figlia” del Land NRW orga­niz­za­ta come SRL per avere una mano lib­era finanzian­do stu­di, even­ti etc. Il bud­get per­son­ale era­no 7,5 Mio DM per anno (insom­ma: 75,00 Mio DM in dieci anni) da spendere per lo staff, per stu­di, even­ti stra­or­di­nari e tut­ti gli impeg­ni delle relazioni pub­bliche.
Durante i dieci anni il finanzi­a­men­to dei prog­et­ti IBA veni­va per cir­ca il 40% da investi­tori pri­vati (insom­ma ca. 1 Mil­iar­do di €) e la più grande parte (60 %) da pro­gram­mi statali (dal Gov­er­no fed­erale, dal Land NRW, dall’EU — pro­gram­ma Obi­et­ti­vo Due, EFRE e altri —  e dai Comu­ni (insom­ma ca. 1,5 Mil­iar­di di €). Total­mente abbi­amo atti­va­to 36 pro­gram­mi diver­si: “cre­ativ­ità pro­ce­du­rale” era la paro­la par­ti­co­lare.
Cosi era­no finanziati cir­ca 120 prog­et­ti nel­la regione.
Seguen­do il tito­lo Emsch­er Park i due prog­et­ti gui­da era­no
— la ricostruzione eco­log­i­ca del fiume Emsch­er che da 100 anni è usato come sis­tema cen­trale di fog­natu­ra a cielo aper­to per la regione. Questo prog­et­to è pre­vis­to di essere real­iz­za­to entro il 2020, ma sicu­ra­mente anco­ra qualche anno di più,

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- la riva­l­u­tazione del pae­sag­gio: dopo­tut­to ci sono cir­ca. 464 kmq (!) di aree ver­di al’interno delle nos­tre zone urban­iz­za­ta (la zona di attiv­ità IBA in totale era­no 800 kmq).

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Poi c’erano altre famiglie di prog­et­ti:
— man­tenere i mon­u­men­ti più carat­ter­is­ti­ci (“cat­te­drali di lavoro”) e creare una strate­gia di ges­tione a costi pub­bli­ci min­i­mi e riu­so nuo­vo eco­nom­i­co,

FOTO 8 INDUSTRIA

- preparare aree commerciali/produttive con la qual­ità “lavo­rare nel par­co” (stan­dard min­i­mo 40 % del ter­reno è par­co pub­bli­co),

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- nuove forme abi­ta­tive,

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- offerte di attiv­ità sociali, cul­tur­ali e sportive e dove pos­si­bile di formazione/ qual­i­fi­cazione e occu­pazione,

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- inventare una strate­gia per con­sol­i­dare e accel­er­are lo svilup­po del tur­is­mo.

FOTO 12 TURISMO

Dopo IBA c’è sta­ta l’istituzione di “Pro­jekt Ruhr”. Che cosa è suc­ces­so?
Si, dal 2000 fino al 2006 è esis­ti­to questo grup­po anco­ra come “figlio” del Land NRW – ma non è sta­to molto for­tu­na­to. Con­tem­po­ranea­mente si dis­cute­va e decide­va di rin­forzare il ruo­lo dell’Associazione regionale Ruhr (“Region­alver­band Ruhr”) con dirit­to di piani­fi­cazione regionale, con la respon­s­abil­ità per lo svilup­po del Par­co regionale “Emsch­er Land­schaftspark” e la ges­tione dei mon­u­men­ti più impor­tan­ti del “per­cor­so cul­tura indus­tri­ale” (“Route der Indus­triekul­tur”) inclu­den­do qualche altre com­pe­ten­ze regionale. Sec­on­do me la Pro­jekt Ruhr era vin­cente par­ti­co­lar­mente cre­an­do un con­sen­so regionale per una pre­sen­za comune sul­la fiera di Cannes “Mip­im” e “expo REAL” a Mona­co. Il sec­on­do gran suc­ces­so era la mod­er­azione del­la sec­on­da fase del Mas­ter­paln Emsch­er Land­schaftspark, che per 5 anni pas­sa­va da tutte le isti­tuzioni politiche del­la regione. Il 2005 era l’anno del­la deci­sione e da allo­ra abbi­amo un pro­gram­ma con più di 250 prog­et­ti da real­iz­zare negli anni a venire … Gran lavoro per i grup­pi inter­co­mu­nali che esistono sem­pre.

Questo sis­tema sem­bra di fun­zionare per il Par­co – ma per il resto dei temi e prog­et­ti cosa si può dire?
Pos­so dire che sono molto ottimista per­ché vedo ogni giorno che lavo­ra­no sem­pre insieme in grup­pi inter­co­mu­nali, comu­ni­cano molto con il pub­bli­co; com­in­ciano sem­pre  un piano con un dis­cor­so pub­bli­co e sono vin­cen­ti elab­o­ran­do strate­gie region­ali.
(per con­sultare una sec­on­da pre­sen­tazione del lavoro svolto clic­ca qui)

 

 

Una risposta a “Nella Ruhr, là dove c’erano altoforni e miniere”

  1. Maria Mondello says:

    Questo è un esem­pio per tut­ti noi. Come grup­po (Un’altra Piom­bi­no) ne abbi­amo più volte par­la­to. Piom­bi­no deve decidere che tipo di cit­tà vor­rà essere e pri­ma deciderà meglio sarà per tut­ti.

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