Tra la salsedine e gli altri mondi con Massimo Batini

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Davide Puccini

PIOMBINO 10 luglio 2018 — Quel­lo del rac­con­to è un genere manda­to fuori moda, e peg­gio fuori mer­ca­to, dall’odierno strapotere del roman­zo. Ci sono ormai edi­tori che rifi­u­tano a pri­ori di pub­bli­care rac­con­ti, in quan­to sec­on­do loro non si ven­dono. E invece il rac­con­to ha una fun­zione pecu­liare. Nel­la sua rel­a­ti­va bre­vità per­me­tte all’autore di sper­i­menta­re stili diver­si e può inter­es­sare in modo par­ti­co­lare il let­tore che non se la sente di imbar­car­si nel­la lun­ga avven­tu­ra di un roman­zo o mag­a­ri ha bisog­no di ass­apo­rare gusti vari per sol­leti­care il pala­to. Sen­za dimen­ti­care che ci sono non pochi scrit­tori i quali forse han­no dato il meglio di sé pro­prio nel­la misura del rac­con­to e addirit­tura era­no pagati pro­fu­mata­mente per la loro pro­duzione in questo cam­po dalle riv­iste più pres­ti­giose. Fac­cio un solo nome: Fran­cis Scott Fitzger­ald.
Per for­tu­na ogni rego­la ha le sue eccezioni e Mas­si­mo Bati­ni (nel­la foto in alto a sin­is­tra, ndr) ha dato felice­mente alle stampe (Robin Edi­zioni) una cor­posa rac­col­ta di rac­con­ti, per essere pre­cisi Ven­tuno sto­rie dis­eguali, sot­to il tito­lo Tra la salse­dine e gli altri mon­di. Per­ché dis­eguali? Per­ché in effet­ti Mas­si­mo ha mes­so a frut­to la pos­si­bil­ità del rac­con­to, cui accen­na­vo, di gio­care su più tavoli espres­sivi. Il libro è divi­so in quat­tro par­ti, molto diverse tra di loro: Sto­rie del mio mare, Sto­rie seri­amente inat­tendibili, Sto­rie (qua­si) ordi­nar­ie e Trilo­gia del deser­to. La pri­ma com­prende tre rac­con­ti di mare che si svol­go­no a Piom­bi­no e din­torni in epoche pas­sate. Bati­ni li ave­va già pub­bli­cati a sé, ma evi­den­te­mente non pote­va accon­te­natar­si di un tono mono­corde e così la sua ricer­ca si è allarga­ta ad altri sot­to­generi. La sec­on­da parte può essere sin­teti­ca­mente defini­ta con il ter­mine fan­ta­sy, e qui l’autore non esi­ta a met­tere in dis­cus­sione la log­i­ca tradizionale come la tradizionale con­cezione del­lo spazio e del tem­po. Il let­tore che lo segua su ques­ta stra­da sarà ricom­pen­sato da sto­rie non solo orig­i­nali, ma spes­so scin­til­lan­ti di un’ironia che si river­sa sul mon­do reale in cui ci tro­vi­amo a vivere tut­ti i giorni. Non sarà un caso che fra i numi tute­lari di Bati­ni ci sia il grande Edgar Allan Poe, nel quale, accan­to alle fer­ree deduzioni, benché amman­tate di mis­tero, dei rac­con­ti che pos­sono essere annoverati tra i pri­mi polizieschi, tro­vi­amo vicende che scon­fi­nano decisa­mente nell’irrazionale.
La com­po­nente fan­tas­ti­ca si allarga però, sia pure mar­ginal­mente, anche alle altre sezioni: alle Sto­rie, appun­to, qua­si ordi­nar­ie (con il qua­si evi­den­zi­a­to tra par­ente­si) e perfi­no alla Trilo­gia del deser­to, dove Bati­ni si basa sul­la sua gio­vanile espe­rien­za di viag­gia­tore avven­tur­oso. Nonos­tante le descrizioni con i pie­di ben piantati per ter­ra, a un cer­to pun­to il Sahara las­cia il pos­to all’immaginazione, qua­si sol­lecitan­done il volo con la sua immen­sità sen­za con­fi­ni. Del resto il deser­to non è ter­ra di mirag­gi?
Ma uno scrit­tore, in ulti­ma istan­za, vale non solo o non tan­to per la piacev­olez­za di ciò che rac­con­ta quan­to soprat­tut­to per la qual­ità del­la sua scrit­tura. E Bati­ni scrive in modo effi­cace e inci­si­vo, chiaro ma non banale, avval­en­dosi anzi di una cer­ta com­p­lessità sin­tat­ti­ca. In cer­ti ritrat­ti dei suoi per­son­ag­gi e ancor più nel delin­eare cer­ti pae­sag­gi mette in mostra una gam­ma espres­si­va molto ric­ca, che gli con­sente di giun­gere a quel­la che pos­si­amo des­ignare sen­za esi­tazione come bel­la pag­i­na: mai, tut­tavia, fine a sé stes­sa, ben­sì sem­pre per­fet­ta­mente fun­zionale al con­testo.

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