L’acropoli di Populonia: le logge e le terme

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PIOMBINO 21 otto­bre 2019 — “L’area arche­o­log­i­ca di Pop­u­lo­nia – dichiara il sin­da­co di Piom­bi­no Francesco Fer­rari – è un luo­go prezio­sis­si­mo: l’incredibile poten­ziale tur­is­ti­co deve essere val­oriz­za­to e, come ammin­is­trazione, ci sti­amo impeg­nan­do su molti ver­san­ti affinché ciò pos­sa accadere. Ma, pri­ma di questo, è il val­ore sci­en­tifi­co che mi sta par­ti­co­lar­mente a cuore: le scop­erte degli ulti­mi mesi di scavi sono state incred­i­bili, è chiaro che Pop­u­lo­nia ha anco­ra molte sor­p­rese in ser­bo per noi. Avere un sito di tale por­ta­ta sul ter­ri­to­rio comu­nale è cer­ta­mente una risor­sa ma, allo stes­so tem­po, una grande respon­s­abil­ità: le isti­tuzioni devono impeg­nar­si nel sup­por­to di questo tipo di realtà e la rete vir­tu­osa che si è cre­a­ta intorno a Pop­u­lo­nia è cer­ta­mente la dimostrazione del fat­to che lavo­rare insieme è la chi­ave per la val­oriz­zazione dei nos­tri luoghi”.

Una sin­er­gia fra isti­tuzioni
Da cir­ca 20 anni una sin­er­gia fra diverse Uni­ver­sità, la Soprint­en­den­za Arche­olo­gia, Beni Artis­ti­ci e Pae­sag­gio per le province di Pisa e Livorno, la Soci­età Parchi val di Cor­nia e il Comune di Piom­bi­no con­sente lo svilup­po di ricerche e scavi sull’acropoli di Pop­u­lo­nia, nell’area del par­co arche­o­logi­co. Gli arche­olo­gi han­no così la pos­si­bil­ità di scav­are in un’area aper­ta al pub­bli­co anche in vista del­la tutela, ges­tione e val­oriz­zazione del pat­ri­mo­nio gra­zie al con­tin­uo rap­por­to con gli enti pre­posti a tali attiv­ità.
Nel 2018, con una nuo­va col­lab­o­razione fra la Soprint­en­den­za, le Uni­ver­sità di Siena e Toron­to e la Parchi Val di Cor­nia, e gra­zie anche ai fon­di del prog­et­to “Gli Etr­uschi in Toscana: Le cit­tà dell’Etruria”, finanzi­a­to dal Pro­gram­ma Oper­a­ti­vo Regionale Fesr 2014–2020, sono iniziate le nuove cam­pagne di sca­vo con­cen­trate in due aree di speci­fi­co inter­esse: 1) l’area alla base dell’edificio delle Logge, dove si trova­va una stra­da e da dove com­in­ciano a emerg­ere poderosi resti di edi­fi­ci più antichi rispet­to a quel­li oggi vis­i­bili; 2) le terme sul Pog­gio del Telegrafo.
Ai nuovi scavi (2018 e 2019) han­no parte­ci­pa­to in tut­to 30 per­sone fra cui 25 stu­den­ti delle Uni­ver­sità di Siena e Toron­to che svol­go­no così i loro tiroci­ni for­ma­tivi.

L’edificio delle Logge
Questo edi­fi­cio carat­ter­iz­za da sem­pre il pae­sag­gio dell’acropoli di Pop­u­lo­nia. Si trat­ta di un enorme muro ad arcate che funge­va da con­teni­men­to del ter­rapieno col­lo­ca­to a monte e sul quale si trova­va una ter­raz­za mon­u­men­tale. Gli scavi degli anni prece­den­ti han­no per­me­s­so di ricostru­ire la fase più anti­ca di questo ter­raz­za­men­to inda­gan­do il crol­lo ver­so valle di uno degli ambi­en­ti supe­ri­ori: ne emer­sa una stra­or­di­nar­ia dec­o­razione architet­ton­i­ca, fat­ta di stuc­chi e pit­ture che orna­vano le pareti oltre a un pavi­men­to con riquadro cen­trale dec­o­ra­to in mar­mi poli­cro­mi, ricostru­ito e col­lo­ca­to nel Museo di Piom­bi­no.
Le attuali ricerche si con­cen­tra­no nel­la parte bas­sa del ter­raz­za­men­to ad arcate, nel­la fas­cia com­pre­sa fra il grande muro e la domus (casa aris­to­crat­i­ca) che si tro­va a nord di esso.
Sono molte le novità emerse riguar­do a quest’area:

  1. una stra­da che cor­re­va in direzione est-ovest alla base delle Logge fat­ta di ter­ra bat­tuta e mas­s­ic­ciate con­tin­u­a­mente ribut­tate per ris­ar­cire la super­fi­cie del­la car­reg­gia­ta, con­suma­ta dal pas­sag­gio di car­ri (di cui abbi­amo indi­vid­u­a­to alcune trac­ce) e dal rus­cel­la­men­to delle acque;
  2. gli strati di cantiere rel­a­tivi alla costruzione delle Logge fat­ti di ripor­ti get­tati a mano a mano che pro­cede­va sia la costruzione del grande muro sia quel­la del­la grande stra­da baso­la­ta, tan­to che pen­si­amo con mag­giore sicurez­za che i due inter­ven­ti di costruzione (Logge e stra­da baso­la­ta) pos­sano essere con­tem­po­ranei. Negli strati di ripor­to è emer­sa una enorme quan­tità di mate­ri­ali e reper­ti di ogni tipo e in buono sta­to di con­ser­vazione: ceramiche, ogget­ti in osso, piom­bo, fer­ro e bron­zo;
  3. un pozzet­to, forse con­nes­so con la costruzione del­la stra­da baso­la­ta e il deflus­so o rac­col­ta delle acque pio­vane, anche se il suo fun­zion­a­men­to deve anco­ra essere chiar­i­to;
  4. un enorme muro di ter­raz­za­men­to sopra al quale furono costru­ite le Logge e rel­a­ti­vo a una fase di urban­iz­zazione più anti­ca rispet­to a quel­la in cui furono real­iz­zate le Logge e la stra­da baso­la­ta. Una fase di cui anco­ra si sa poco e che potrebbe avere a che fare con la pri­ma fon­dazione del­la cit­tà alta di Pop­u­lo­nia.

Le terme sul Pog­gio del Telegrafo
Le terme rin­venute sul Pog­gio del Telegrafo sono uno degli edi­fi­ci ter­mali più antichi e meglio con­ser­vati mai ritrovati in Toscana ed Etruria. L’epoca di costruzione è anco­ra incer­ta, ma è prob­a­bil­mente da col­lo­care nel­la pri­ma metà del I sec­o­lo a.C. Le terme occu­pano un’area di cir­ca 150 mq e al loro inter­no alcune strut­ture e arre­di si sono con­ser­vati in maniera del tut­to eccezionale. È eccezionale anche il fat­to che si pos­sa ricostru­ire inte­gral­mente il per­cor­so che i fre­quen­ta­tori dove­vano com­piere all’interno dell’edificio fra gli ambi­en­ti fred­di e cal­di.
In par­ti­co­lare sono ben vis­i­bili la sala non riscal­da­ta (frigi­dario), di cui si con­ser­vano inte­gral­mente il pavi­men­to in mat­tonci­ni dis­posti a spina di pesce e la vas­ca in ter­ra­cot­ta per il bag­no fred­do, incas­sa­ta in un ban­cone di muratu­ra acces­si­bile tramite un gradi­no. In un pic­co­lo ambi­ente annes­so, di for­ma cir­co­lare e cop­er­to a cupo­la, si face­va la sauna (suda­to­rio, anco­ra non sca­v­a­to). Si pote­va poi pas­sare da uno stret­to cor­ri­doio, il cui pavi­men­to a mosaico è anco­ra in pos­to ed è dec­o­ra­to con una fine scac­chiera di tessere bianche e ver­di. Si accede­va così alla stan­za più grande (cal­dario); due pareti sono carat­ter­iz­zate da serie di nic­chie con men­so­la sot­tostante, nelle quali gli ospi­ti deponevano ogget­ti e indu­men­ti per pot­er sostare nel­la stan­za e fare il bag­no cal­do in una vas­ca ritrova­ta però in pezzi. Se il calore avver­ti­to era ecces­si­vo, ci si pote­va bagnare con l’acqua fres­ca con­tenu­ta in un baci­no col­lo­ca­to in un’abside: il pavi­men­to di questo vano è tut­to­ra dec­o­ra­to con lo stra­or­di­nario mosaico con i busti di etiopi, già ritrova­to negli scavi effet­tuati nel 2000 e poi ricop­er­to.
L’edificio ter­male fu rin­venu­to nell’ambito delle ricerche svolte nel 2000 e 2001, ma Il suo pre­cario sta­to di con­ser­vazione e il peri­co­lo di crol­li imposero di inter­rompere lo sca­vo. Tramite il prog­et­to “Gli Etr­uschi in Toscana: Le cit­tà dell’Etruria”, finanzi­a­to dal Pro­gram­ma Oper­a­ti­vo Regionale Fesr 2014–2020, sono arrivate le risorse per con­sol­i­dare le strut­ture e ripren­dere lo sca­vo in sicurez­za, preve­den­do anche i restau­ri, la cop­er­tu­ra e dunque la val­oriz­zazione dell’edificio per una futu­ra fruizione da parte del grande pub­bli­co.
Nel frat­tem­po, durante l’inverno, l’edificio sarà pro­tet­to da una cop­er­tu­ra provvi­so­ria che per­me­t­terà di non las­cia­re esposte alle intem­perie le creste delle mura­ture (alcune delle quali neces­si­tano di seri con­sol­i­da­men­ti strut­turali) e le dec­o­razioni pavi­men­tali e pari­etali. Molte pareti, infat­ti, sono anco­ra rives­tite di intonaci dip­in­ti; in tut­ti gli ambi­en­ti si vede uno zoc­co­lo di col­ore rosso, sopra al quale pros­egue un rives­ti­men­to di col­ore bian­co. Nel cor­ri­doio di acces­so, invece, nell’intonaco rosso sono inserite tessere musive di col­ore bian­co dis­poste sec­on­do un moti­vo a rom­bi irre­go­lari.
Nel 2020 i lavori ripren­der­an­no con oper­azioni com­p­lesse e del­i­cate in vista del restau­ro dell’edificio, che vedran­no coin­volti gli arche­olo­gi insieme con i restau­ra­tori e la dit­ta che si occu­perà dei con­sol­i­da­men­ti strut­turali. Un dif­fi­cile lavoro di coor­di­na­men­to che porterà allo sca­vo inte­grale di tutte le porzioni dell’edificio nelle quali si trovano crol­li e riem­pi­men­ti las­ciati in pos­to per ragioni di sicurez­za.
In par­ti­co­lare:

  1. sarà svuo­ta­to l’ambiente cir­co­lare del suda­to­rio a mano a mano che le mura­ture ver­ran­no sta­bi­liz­zate dall’alto ver­so il bas­so;
  2. sarà sca­v­a­to il cal­dario all’interno del quale sono rimasti tut­ti i fram­men­ti del mosaico pavi­men­tale, da rimuo­vere uno per uno pre­vio con­sol­i­da­men­to, rot­to già in anti­co per il recu­pero degli ele­men­ti strut­turali (verosim­il­mente lat­er­izi) che for­ma­vano il sosteg­no del pavi­men­to;
  3. si finirà lo sca­vo del pre­furnio, dove si è com­in­ci­a­to a intravvedere la strut­tura di sosteg­no di una cal­da­ia bronzea (scom­parsa) che ser­vi­va al riscal­da­men­to dell’acqua per il bag­no;
  4. ripren­derà lo sca­vo dell’ambiente del­la prob­a­bile lat­ri­na, inter­rot­to nel 2000, dopo il con­sol­i­da­men­to del­la sua vol­ta a botte;
  5. ter­miner­e­mo lo sca­vo dell’area ester­na alle terme allo scopo di com­pren­dere tut­ti i lim­i­ti dell’edificio e il suo rap­por­to con il con­testo urban­is­ti­co cir­costante.

Nel frat­tem­po dovran­no essere stu­diati tut­ti i fram­men­ti architet­toni­ci recu­perati nei crol­li sca­v­ati all’interno dell’edificio. Questo, insieme con lo stu­dio e il rilie­vo (in 2 e 3 dimen­sioni) delle mura­ture e degli arre­di super­sti­ti, per­me­t­terà di pro­porre una ricostruzione dell’edificio ter­male che potrà essere uti­liz­za­ta per la val­oriz­zazione del sito. Il prog­et­to finale, infat­ti, prevede la ripropo­sizione di una cop­er­tu­ra che sug­gerisca la con­for­mazione del­lo sta­to orig­i­nario delle terme, oltre a riportare in luce il mosaico dei neri e la ricos­ti­tuzione dei piani pavi­men­tali man­can­ti. Tut­to ciò per per­me­t­tere ai vis­i­ta­tori del par­co di entrare den­tro all’edificio e rifare i per­cor­si segui­ti dagli antichi fre­quen­ta­tori delle terme.

Le isti­tuzioni e i pro­tag­o­nisti delle ultime ricerche
Lo sca­vo dell’edificio ter­male e il prog­et­to di val­oriz­zazione in atto si inquad­ra­no nel­la col­lab­o­razione ven­ten­nale tra:

  • Soprint­en­den­za Arche­olo­gia, Beni Artis­ti­ci e Pae­sag­gio per le province di Pisa e Livorno, rap­p­re­sen­ta­ta dal fun­zionario Dott. Andrea Camil­li
  • Uni­ver­sità di Siena, Dipar­ti­men­to di Scien­ze Storiche e dei Beni Cul­tur­ali, con gli arche­olo­gi Prof. Ste­fano Cam­po­re­ale e Dott.ssa Cyn­thia Mas­cione
  • Soci­età Parchi val di Cor­nia, gestore delle aree arche­o­logiche e nat­u­ral­is­tiche del com­pren­so­rio, fra cui il Par­co Arche­o­logi­co di Barat­ti e Pop­u­lo­nia, diret­to dal­la Dott.ssa Sil­via Guideri e coor­di­na­to dal­la Dott.ssa Mar­ta Coc­co­lu­to.

Dal 2018 alle fasi di ricer­ca sul cam­po col­lab­o­ra anche il Depart­ment of Clas­sics del­la Uni­ver­si­ty of Toron­to (Cana­da), con l’archeologo Prof. Seth Bernard.

Gallery

 

Baso­la­ta

Sca­vo logge

Sca­vo pozzet­to

Vista terme

Sca­vo terme

Vas­ca

Pavi­men­to frigi­dario

Pavi­men­to mosaico

Mosaico cal­i­dario

Ste­fano Cam­po­re­ale
Uni­ver­sità di Siena, Dipar­ti­men­to di Scien­ze Storiche e dei Beni Cul­tur­ali
Cyn­thia Mas­cione
Uni­ver­sità di Siena, Dipar­ti­men­to di Scien­ze Storiche e dei Beni Cul­tur­ali

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