PER RENDERE OMAGGIO A NORMA PARENTI NON BASTANO I FIORI DELLA VELO

Onori e strafalcioni per la partigiana medaglia d’oro

· Inserito in News dal territorio
Fiorenzo Bucci

MASSA MARITTIMA – 20 feb­braio 2018 — È il 7 mag­gio 1945 la Ger­ma­nia ha fir­ma­to la resa incon­dizion­a­ta; alla mez­zan­otte la sec­on­da guer­ra mon­di­ale avrà fine. Oskar Schindler riu­nisce gli operai ebrei del­la sua fab­bri­ca di Cra­covia e invi­ta le guardie tedesche a entrare. Al micro­fono si riv­olge agli inter­nati e infine agli altri che in divisa assistono appog­giati alla bal­aus­tra sopra il salone: “So – dice — che avete avu­to l’ordine di elim­inare la popo­lazione di questo cam­po, quin­di questo è il momen­to di far­lo. Eccoli, sono tut­ti qui, è la vos­tra oppor­tu­nità. Oppure potete andar­vene e tornare dalle vostre famiglie da uomi­ni e non da assas­si­ni”. In silen­zio tut­ti i sol­dati tedeschi escono.
È il 23 giug­no 1944, i pri­mi car­ri armati amer­i­cani sono ormai alle porte di Mas­sa Marit­ti­ma. Il giorno dopo, nel prim­is­si­mo pomerig­gio, gli alleati saran­no in piaz­za Duo­mo. Per i fascisti repub­bli­chi­ni e per i tedeschi è la dis­fat­ta. Avreb­bero potu­to andarsene e “tornare dalle loro famiglie da uomi­ni e non da assas­si­ni”. Non lo fecero. Il loro coman­dante neanche riuscì a con­cepire una sim­i­le oppor­tu­nità. Wal­ter Red­er gui­da­va, dal­la sua vil­la alla fine del viale dei cipres­si a Borgheri, gli spi­etati gra­natieri del­la 16ª divi­sione coraz­za­ta Reichs­führer-SS e ave­va com­pe­ten­ze lun­go tut­ta la cos­ta da Gros­se­to a Ceci­na. Scriverà di lui Rober­to Battaglia, coman­dante par­ti­giano e stori­co del­la Resisten­za,: “In ogni paese occu­pa­to dai nazisti si ricor­da un luo­go dove la fero­cia si scatenò nel modo più bar­baro, più bes­tiale che sem­br­erebbe addirit­tura incon­cepi­bile a mente d’uomo: Lidice in Cecoslo­vac­chia, Oran­dour sur Glane in Fran­cia, Kiev e Ros­tok nell’Unione sovi­et­i­ca. Ma pochi episo­di si pos­sono parag­onare alla serie di stra­gi, com­piute dal battaglione delle SS coman­date dal mag­giore Red­er nel­la sua spaven­tosa mar­cia dal­la Toscana all’Emilia. E ciò non soltan­to per numero di mor­ti o per l’orrendo mas­sacro di donne e bam­bi­ni che carat­ter­iz­zarono queste stra­gi ma per la fred­da, inu­mana volon­tà di uccidere per uccidere, di mas­sacrare per mas­sacrare”.

Wal­ter Red­er nel 1951

Red­er, nel 1951 durante il proces­so nel quale a Bologna venne con­dan­na­to all’ergastolo, ten­tò perfi­no di alleg­gerire la pro­pria posizione: “Gli ital­iani – disse — non mi vol­e­vano poi tan­to male se, poten­do­lo fare a bot­ta sicu­ra, non mi spararono”. E più tar­di, in un’intervista a Enzo Bia­gi, pun­tu­al­iz­zò meglio: “Non mi spararono a Mas­sa Marit­ti­ma”.
L’ufficiale nazista si riferi­va all’azione dimostra­ti­va del 10 giug­no 1944 quan­do i ragazzi di Rena­to Pic­ci­oli e del­la sua “Cam­i­cia bian­ca”, entrarono in paese per poi velo­ce­mente ricon­quistare le posizioni alla mac­chia.
In quel­la occa­sione il par­ti­giano Luciano Bin­di, apposta­to alla por­ta del Sal­ni­tro, si tro­vò di fronte una camionet­ta che risali­va da Schi­antapet­to, un uffi­ciale rit­to in pie­di a osser­vare, era sen­za un brac­cio, era Red­er.
Bin­di provò a sparare ma il suo fucile 91 era in sicu­ra. Così ave­va deciso il coman­dante quan­do, nell’euforia e nel­la gioia del momen­to, un pal­lot­to­la ave­va col­pi­to per sbaglio la nat­i­ca di un vec­chio del paese.

L’osteria e sopra la casa di Nor­ma

I giorni dell’attesa, gli ulti­mi del­la guer­ra, diven­tarono così quel­li in cui la fero­cia a Mas­sa Marit­ti­ma si espresse nei modi più ter­ri­bili. Se la respon­s­abil­ità prin­ci­pale res­ta al coman­dante, altre colpe, quelle dirette, neanche si sono potute appu­rare. Scon­for­t­an­te­mente la Procu­ra gen­erale del reg­no chiuse, a La Spezia, la pro­pria req­ui­si­to­ria invi­tan­do il giu­dice istrut­tore a non pro­cedere “essendo rimasti ignoti i mil­i­tari tedeschi autori” di tali orren­di mis­fat­ti. Per la cronaca qual­cuno di quei sol­dati per­fezionò poi le pro­prie pratiche di morte a Val­la, a San Teren­zo, a Vin­ca, al Frigi­do, a Ber­gi­o­la e infine a Marz­abot­to.
I nomi delle vit­time, dei mor­ti di Mas­sa ci sono invece tut­ti; stan­no nei cip­pi, nelle lapi­di, nei cimi­teri a per­pet­ua memo­ria dell’orrore.
Una memo­ria che va con­cretiz­za­ta, sen­za ipocrisia, con lo stu­dio, l’azione, la conoscen­za, la pun­tu­al­ità che gioverà alle future gen­er­azioni, il rispet­to a chi ha dato la vita per la nos­tra lib­ertà.
Per questo, voltan­do pag­i­na e aggior­nan­do il cal­en­dario ai giorni nos­tri, vor­rem­mo sof­fer­mar­ci sul ricor­do e la volon­tà di ono­rare l’eroina che, sen­za nul­la togliere agli altri cadu­ti, è rimas­ta più viva nei ricor­di del­la gente: Nor­ma Par­en­ti Pratel­li. Una don­na cor­ag­giosa, una per­sona gen­erosa, una mam­ma di un bim­bo di pochi mesi, una ragaz­za di 23 anni con un’intera vita davan­ti, una cat­toli­ca prat­i­cante la cui fede meri­ta ogni ammi­razione da un lato e rispet­to dall’altro.

La via di Mas­sa inti­to­la­ta a Nor­ma

Basterebbe anche solo questo. Ma si deve aggiun­gere che chi la tor­turò e la uccise non sta­va com­bat­ten­do: tut­to infat­ti era ormai deciso, le can­nonate amer­i­cane annun­ci­a­vano la fine del­la guer­ra a Mas­sa e solo aut­en­ti­ci assas­si­ni pote­vano sfruttare gli ulti­mi istan­ti pri­ma del­la fuga per com­piere gli ulti­mi gra­tu­iti mas­sac­ri.
Appare perfi­no fuori luo­go riper­cor­rere qui la vita di Nor­ma Par­en­ti, dalle sue umili orig­i­ni a Mon­tero­ton­do, all’osteria dei gen­i­tori nel Bor­go a Mas­sa, alla intrapren­den­za e alla vivac­ità del­la sua ado­lescen­za, alla bellez­za di una ragaz­za estro­ver­sa e avan­ti con i tem­pi, al ruo­lo avu­to negli isti­tu­ti reli­giosi che fre­quen­tò, al mat­ri­mo­nio, al mar­i­to Mario Pratel­li, costret­to alla mac­chia, all’amore per la lib­ertà che la portò a essere par­ti­giana vera pri­ma anco­ra che staffet­ta, all’altruismo gen­eroso con cui sfidò i carn­efi­ci di Gui­do Radi quan­do il cor­po del gio­vane par­ti­giano venne espos­to e vilipeso in piaz­za, al rifi­u­to di met­ter­si al sicuro in un luo­go pro­tet­to nei giorni in cui era­no note a tut­ti le atten­zioni di fascisti e nazisti ver­so la sua attiv­ità.
È suf­fi­ciente qui citare l’ottimo libro che a Nor­ma han­no ded­i­ca­to Antonel­la Cocol­li, Nadia Pag­ni e Anna Rita Tiezzi, un’opera ric­chissi­ma di tes­ti­mo­ni­anze, scrupolosa­mente impag­i­na­ta e orga­niz­za­ta, asso­lu­ta­mente essen­ziale per conoscere e ono­rare la gio­vane par­ti­giana. Gran mer­i­to va a Ric­car­do Bici­c­chi per la mini serie in cinque pun­tate che col tito­lo “La Resisten­za di Nor­ma” è sta­ta real­iz­za­ta nel 2015 per il Cor­riere del­la sera Tv e che è anco­ra disponi­bile nel Web. Poi il lavoro in archiv­io di Simon­et­ta Sol­da­ti­ni, la bel­lis­si­ma can­zone che a Nor­ma ha ded­i­ca­to il can­tau­tore Pietro Saba­ti­ni, il pun­tuale lavoro di Ric­car­do Micheluc­ci  nel­la pun­ta­ta del 23 giug­no 2017 di Wiki­ra­dio su Rai Radio 3 e – come sareb­bero potute man­care – alcune stu­pende foto dell’indimenticabile ami­co Cor­ra­do Banchi. Sen­za dub­bio Mas­sa intera ha sem­pre scel­to di ricor­dare.
Ma non è cer­ta­mente tut­to. E provvedere bisogna se non altro per vin­cere l’insidia del tem­po che trascorre e spes­so fa dimen­ti­care i par­ti­co­lari che non solo for­ma ma sostan­za.

I fiori  del­la Velo sul­la tom­ba di Nor­ma

Ques­ta vol­ta l’occasione l’ha offer­ta una inizia­ti­va di Sil­via Velo, sot­toseg­re­taria uscente all’ambiente e can­di­da­ta al Sen­a­to per il col­le­gio Livorno-Gros­se­to. Nei giorni in cui, tra tim­o­ri e realtà, i media pro­pon­gono man­i­fes­tazioni di gra­tui­ta intoller­an­za, spes­so e volen­tieri etichet­tate come fas­ciste, la Velo ha deciso di andare a deporre una coro­na di fiori sul­la tom­ba dell’antifascista Nor­ma Par­en­ti. Lo ha fat­to in piena cam­pagna elet­torale, si è garan­ti­ta la com­pag­nia di un fotografo e ha inser­i­to nei social net­work l’immagine del suo omag­gio all’eroina del 1944. A molti la cosa è apparsa nor­male, alcu­ni han­no applau­di­to, altri l’hanno con­sid­er­a­ta asso­lu­ta­mente stru­men­tale al pun­to di can­cel­lare addirit­tura la foto in uno dei siti più fre­quen­tati a Mas­sa Marit­ti­ma.
Al di là di ogni giudizio a noi l’attività del­la Velo ha piut­tosto offer­to l’occasione per ono­rare la Par­en­ti non solo con i fiori di cir­costan­za ma anche con qual­cosa che ci appare assai più oppor­tuno. Sì per­ché l’eroina par­ti­giana pare pro­prio che non abbia pace neanche da mor­ta tan­ti e tali sono sta­ti nel tem­po gli strafal­cioni che han­no carat­ter­iz­za­to ogni inizia­ti­va con­cepi­ta per ricor­dar­la.
Com­in­ci­amo con la tom­ba, pro­prio quel­la tom­ba che è sta­ta vis­i­ta­ta dal­la Velo. Fu real­iz­za­ta a suo tem­po e non ci per­me­t­terem­mo di esprimere giudizi sull’ultima dimo­ra di una don­na come Nor­ma. Però dob­bi­amo dire che non è pro­prio pos­si­bile che sul­la lapi­de siano state ripor­tate in maniera erra­ta sia la data di nasci­ta che quel­la di morte. Nel mar­mo si legge che la Par­en­ti è venu­ta al mon­do il 21 giug­no 1921. Non è così. Per chiarir­lo bas­ta andare a pag­i­na 213 del libro del­la Cocol­li dove è ripor­ta­to il cer­ti­fi­ca­to di bat­tes­i­mo di Nor­ma nel quale il par­ro­co Alessan­dro Franceschi indi­ca la data di nasci­ta nel pri­mo giug­no 1921. Nel­la stes­sa pag­i­na del libro il canon­i­co fir­ma la cer­ti­fi­cazione di morte avvenu­ta il 23 giug­no e non il 22 giug­no come ripor­ta­to nel­la lapi­de.

La lapi­de con gli errori

Da cosa può essere sca­tu­ri­to l’errore? Dif­fi­cile dir­lo ma si può ipo­tiz­zare che le indi­cazioni errate pos­sano entrambe essere derivate da una let­tera (22 set­tem­bre 1944) del­la sezione del Par­ti­to Comu­nista Ital­iano di Mas­sa Marit­ti­ma nel­la quale (gius­ta­mente) si sol­lecita­va il com­pag­no Mau­ro Scoc­ci­mar­ro, mem­bro del­la direzione nazionale, ad adop­er­ar­si per­ché la Par­en­ti potesse ottenere il riconosci­men­to del­la medaglia d’oro al val­or mil­itare. In ques­ta let­tera, scrit­ta evi­den­te­mente nel­la fret­ta del momen­to – il seg­re­tario di sezione allo­ra era Ghi­no Corzi – le due date sono infat­ti ripor­tate in maniera erra­ta e esat­ta­mente come sul­la lapi­de. Come con­seguen­za si finisce per con­fondere anche la data dei funer­ali avvenu­ti il 26 giug­no. Nel testo invi­a­to a Scoc­ci­mar­ro si par­la infat­ti di “tre giorno dopo” la morte e quin­di, per l’estensore del­la let­tera, il 25 giug­no e non il 26. Asso­lu­ta­mente veniale e com­pren­si­bile con i tem­pi invece la totale omis­sione del Pci cir­ca il fat­to che l’eroina fos­se una cat­toli­ca fer­vente.
È pos­si­bile rime­di­are oggi per i due errori di data? Cos­ta poco sen­tire un marmista e l’impresa, sen­za min­i­ma­mente toc­care il resto del­la tom­ba, pare essere fat­tibile. Noi lo farem­mo ma non ce la sen­ti­amo di biasi­mare chi, in osse­quio a quel che è sta­to, volesse las­cia­re le cose come stan­no dopo tan­to tem­po.
L’iniziativa del­la sezione mas­se­tana del Pci ebbe comunque suc­ces­so e infat­ti oggi Nor­ma Par­en­ti Pratel­li è una delle sedi­ci donne – solo sedi­ci in tut­ta Italia – a cui è sta­ta attribui­ta la medaglia d’oro al val­or mil­itare.
Purtrop­po ci risi­amo. Nell’incisione del met­al­lo il min­is­tero del­la dife­sa ha commes­so un errore che ques­ta vol­ta non ci sen­ti­amo di per­donare. Infat­ti in una fac­cia del­la medaglia viene indi­ca­to come anno del­la morte il 1943 anziché 1944. Cosa davvero grave se non altro per­ché nel giug­no 1943 non c’era anco­ra sta­to né l’ordine del giorno Gran­di, né la fir­ma dell’armistizio di Cas­si­bile. Che i tec­ni­ci del­la nona divi­sione “Ricom­pense e onori­f­i­cen­ze” del   min­is­tero del­la dife­sa non abbi­amo avu­to neanche un dub­bio è cosa imper­don­abile. E questo strafal­cione purtrop­po non si rime­dia. La medaglia è oggi con­ser­va­ta dal figlio di Nor­ma e ovvi­a­mente non ha minor val­or per l’errore. L’anno sbaglia­to è sta­to trascrit­to anche nel­la moti­vazione del riconosci­men­to dove, per per­se­ver­are nel­la ricer­ca del­la per­fezione, si riferisce anche la data erra­ta del­la morte (22 giug­no).

Roma: a sin­is­tra la tar­ga del­la via fotografa nel 2007, a destra quel­la sos­ti­tui­ta in segui­to

Non è fini­ta. A Roma nel IV munici­pio, zona Casa­lot­ti, l’amministrazione comu­nale, alcu­ni anni fa, decise di inti­to­lare una stra­da a Nor­ma. Chiara­mente la sol­lecitazione venne da Mas­sa Marit­ti­ma ed ebbe il deciso appog­gio dei ver­ti­ci dell’Associazione nazionale par­ti­giani d’Italia. Così nel 2007 pas­san­do in una via di quel­la per­ife­ria del­la Cap­i­tale un cro­nista del­la Nazione notò un cartel­lo che reca­va (tes­tuale con let­tere tutte minus­cole) : “via nor­ma fratel­li par­en­ti”. Chiaro come il sole che, per esi­gen­ze di sin­te­si, nel­la prat­i­ca quo­tid­i­ana e anche in diver­si doc­u­men­ti, quel­la stra­da sia diven­ta­ta nel tem­po sem­plice­mente “via fratel­li”, ovvero un gener­i­co omag­gio del­la topono­mas­ti­ca ad una stret­ta par­entela famil­iare che, fat­ta eccezione per Caino e Abele, nel­la sto­ria ha gen­eral­mente prodot­to azioni meritevoli. Poco però a che vedere con l’eroina par­ti­giana di Mas­sa Marit­ti­ma.
Ci furono imme­diati arti­coli sul­la Nazione e anche una cor­diale ma fer­ma let­tera dell’allora sin­da­co Lidia Bai al col­le­ga romano Wal­ter Vel­troni. Il quale rispose annun­cian­do il suo inter­es­sa­men­to ver­so l’ufficio del­la topono­mas­ti­ca urbana. Sono pas­sati i sin­daci, è pas­sato il tem­po e fran­ca­mente non ci è appar­so che qual­cosa sia cam­bi­a­to. Nei giorni scor­si abbi­amo chiesto aiu­to a una gen­tile col­le­ga romana, Giu­lia Ter­rana, che si è presta­ta per un sopral­lu­o­go e per una nuo­va fotografia in “via fratel­li”. Così ci siamo accor­ti che qual­cosa era sta­to cam­bi­a­to. La vec­chia tar­ga fotografa nel 2007 ripor­ta­va, come dice­va­mo, la scrit­ta, tut­ta con let­tere minus­cole: “via nor­ma fratel­li par­en­ti”, la nuo­va tar­ga, fotografa­ta il 15 feb­braio scor­so, alter­na invece le let­tere maius­cole (solo le iniziali) con quelle minus­cole e la tar­ga recita ora: “Via Nor­ma Fratel­li Par­en­ti”. Nel­la sostan­za, una bef­fa.

Casa in cui fu uccisa Nor­ma con la tar­ga ricor­do

Verosim­il­mente è accadu­to che l’ufficio topono­mas­ti­ca ha pre­so nota del­la richi­es­ta del cam­bio ma ha equiv­o­ca­to sul­la moti­vazione: mag­a­ri ha pen­sato a rug­gine, dan­neg­gia­men­ti o perdi­ta di col­ore. Fat­to è che ha ordi­na­to una nuo­va tar­ga, con lo stes­so testo di quel­la prece­dente e, dili­gen­te­mente, ha dato cor­so alla sos­ti­tuzione. Con sod­dis­fazione dei “fratel­li” che con­tin­u­ano a dettare ind­i­rizzi e domi­cil­i­azioni.
Il per­du­rante strafal­cione, ques­ta vol­ta, può davvero essere rime­di­a­to. Se qual­cuno vor­rà man­dare due righe alla Rag­gi… Se oltre ai fiori alla Velo dovesse inter­es­sare anche altro…
Alcu­ni han­no volu­to evi­den­ziare la dif­fi­coltà che potrebbe com­portare il cam­bio di denom­i­nazione del­la via sui doc­u­men­ti dei cit­ta­di­ni. Abbi­amo chiesto a un respon­s­abile del servizio ana­grafe di un Comune di medie dimen­sioni il quale ci ha rifer­i­to che “non ci sono prob­le­mi”. Non c’è bisog­no di alcun adem­pi­men­to per il rin­no­vo dei doc­u­men­ti scadu­ti: i nuovi arriver­an­no già con la denom­i­nazione riv­ista; per quel­li in cor­so di valid­ità il Comune può rilas­cia­re, in car­ta lib­era e a cos­to zero, una dichiarazione da tenere uni­ta a paten­ti, carte d’identità ecc., con l’indicazione che la via ha un nuo­vo nome.

La via “N. Pratel­li” nel cen­tro di Fol­loni­ca

Nes­suna incomben­za invece per un even­tuale cam­bio nel Comune di Fol­loni­ca dove, a cose fat­te, ovvero quan­do questo arti­co­lo era già com­par­so, c’è sta­to seg­nala­to un altro strafal­cioncel­lo. Anche in riva al Gol­fo esiste infat­ti una stra­da a suo tem­po ded­i­ca­ta a Nor­ma Par­en­ti. Nel­la delib­era che venne allo­ra adot­ta­ta viene indi­ca­ta la denom­i­nazione: “Via Nor­ma Pratel­li Par­en­ti”. Meglio sarebbe sta­to decidere per “Via Nor­ma Par­en­ti Pratel­li”. Ma la sen­si­bil­ità di posporre il nome acquis­ta­to in segui­to a mat­ri­mo­nio è mat­u­ra­ta, e perfi­no non del tut­to, in tem­pi recen­ti. Quin­di pas­si la scelta dei vec­chi ammin­is­tra­tori ma non quel­la dei loro suc­ces­sori i quali han­no provve­du­to a col­lo­care un cartel­lo con la scrit­ta “Via N. Pratel­li”. Pare che a segui­to delle nuove seg­nalazioni, in Comune si sia ori­en­tati alla sos­ti­tuzione del­la tar­ga. Non resterebbe quin­di che atten­dere e vig­i­lare.
Anche a Gros­se­to esiste una stra­da che è sta­ta inti­to­la­ta a Nor­ma Par­en­ti. In questo caso si trat­ta di un pic­co­lo vico­lo non lon­tano dal­la cit­tadel­la degli stu­di, nel­la zona sud del capolu­o­go marem­mano. Lo si può facil­mente trovare per­cor­ren­do via Brigate par­ti­giane in direzione mare. Pochi metri dopo l’incrocio che por­ta in via de Bar­beri e, sul­la destra, ecco la viuz­za.

La via pri­va­ta per Nor­ma a Gros­se­to

Un pic­co­lo slargo che ha una carat­ter­is­ti­ca par­ti­co­lare che lo rende uni­co tra tutte le strade che, nel tem­po, sono state inti­to­late alla memo­ria del­la par­ti­giana di Mas­sa Marit­ti­ma. Si trat­ta infat­ti di una via pri­va­ta. Che fa quin­di parte del­la topono­mas­ti­ca urbana di Gros­se­to ma non è pub­bli­ca. E infat­ti nel cartel­lo che la indi­ca si può leg­gere “Via pri­va­ta Nor­ma Par­en­ti”. Colpisce il fat­to che tra tan­ti infini­ti strafal­cioni, tra tante strade e luoghi pub­bli­ci ded­i­cati ad un per­son­ag­gio lumi­noso l’unico  esem­pio di una tar­ga gius­ta sia quel­lo che han­no offer­to non isti­tuzioni  o esper­ti fun­zionari pub­bli­ci ma cit­ta­di­ni pri­vati ani­mati solo da buona volon­tà.
Per la cronaca, oltre a Mas­sa Marit­ti­ma, Roma, Fol­loni­ca e Gros­se­to,  una via a Nor­ma Par­en­ti è sta­ta ded­i­ca­ta anche in Lom­bar­dia nel Comune di Fiz­zonasco in provin­cia di Milano. In questo caso si è scel­to di scri­vere sul­la tar­ga “Via N. Par­en­ti”. Meglio Nor­ma di quell’anonimo “N.” ma insom­ma… A Piom­bi­no all’eroina par­ti­giana è sta­to invece inti­to­la­to edi­fi­cio sco­las­ti­co nel­la frazione di Pop­u­lo­nia. Anche in questo caso poca for­tu­na. Quel­la tran­quil­la scuoli­na ele­mentare pare infat­ti des­ti­na­ta alla chiusura per man­can­za di alun­ni.

Anche a Fiz­zonasco in Lom­bar­dia una via è sta­ta ded­i­ca­ta a “N. Par­en­ti”

Nell’ultima pun­ta­ta del­la serie del film di Bici­c­chi, Espe­ria Franceschi, ami­ca del cuore di Nor­ma, mostra com­mossa un mes­sale che la Par­en­ti le regalò nel 1940 in occa­sione di un suo com­plean­no. In una bel­la tes­ti­mo­ni­an­za la don­na affer­ma anche che la sua estro­ver­sa ami­ca era sem­pre pronta a dare e non le impor­ta­va di rice­vere. Se ne potrebbe dedurre che da lassù Nor­ma si diver­ta a inter­venire a suo modo in ogni ter­re­na man­i­fes­tazione che in suo onore viene allesti­ta. Come altri­men­ti spie­gare una tale allu­vione di errori!

Una risposta a “Onori e strafalcioni per la partigiana medaglia d’oro”

  1. Gianfranco Benedettini says:

    Chi la dura la vince, si dice. Ti auguro di spun­tar­la ma la vedo dura. Conosco abbas­tan­za bene i fat­tac­ci che por­tarono l’eroe Nor­ma Par­en­ti alla morte per­chè li inserii in una mia mostra sul fas­cis­mo risalente al 1975 o 1976. Il libro di Car­lo Grop­pi ha por­ta­to nuove notizie sul fat­tac­cio. I tuoi scrit­ti recen­ti, uguale. Rib­adis­co il sig­ni­fi­ca­to pos­i­ti­vo del gesto com­pi­u­to dal­la can­di­da­ta Sil­via Velo. Non so chi sia quel fun­zionario che dice non esser­ci prob­le­mi a cam­biare il nome di una via. A me risul­ta di sì. Esem­pio: quan­do inti­to­lam­mo a Car­lo Morel­li una tra­ver­sa di via dei Mille, le spese se le assunse il Comune, le famiglie era­no poche e, quin­di, si spese pochi euro. A Roma, non so. Comunque se la sin­da­co romana mod­i­fi­ca in sen­so gius­to quel­la denom­i­nazione io ne sarò felice.

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